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Partners in crime: Elettra ed Edipo

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Dollhouse” – Melanie Martinez

Le spiegazioni per alcune cose o azioni che avvengono oggi si trovano spesso nelle opere classiche.

Sarà perché prima era pieno di filosofi e nessuno si chiedeva:

“Si, ma una volta che ho studiato filosofia… Come mangio?”

Ma comunque, gli antichi ci sono sempre arrivati prima. Oggi, però, nessun filosofo: “solo” un drammaturgo e due delle storie più sfruttate dalla psicoanalisi di Freud.

L’Edipo Re ed Elettra, due tragedie di Sofocle.

La prima Sfinge

Edipo era destinato ad uccidere suo padre e a sposare sua madre. Così aveva detto l’oracolo ai suoi genitori, i sovrani di Tebe, Laio e Giocasta, quando lui era ancora un bambino.

Spaventati da quella previsione a metà, decisero di allontanare il piccolo e lo abbandonarono su un monte.

Il caso – o qualche divinità in cerca di dramma – volle che, di lì, passasse un pastore. Al che il pover uomo prese il bambino e lo portò ai sovrani di Corinto i quali, pur volendolo, non avevano nessun figlio.

Edipo fu quindi accolto a braccia aperte dai coniugi e crebbe sereno e amato. Ma non aveva ancora consultato l’oracolo: il suo destino, adesso lo sapeva, era di uccidere il padre e di sposare la madre.

Ora: non è che si ricordasse di essere figlio dei sovrani di Tebe. Lui apparteneva a Corinto e non aveva mai dubitato dei suoi genitori adottivi, perché credeva fossero biologici.

Decise di fuggire da lì e, ovviamente, tra tutte le città in cui poteva capitare, finì a Tebe.

Neanche il tempo di arrivare che uccise subito il re, suo padre, con l’auriga. Allora la Sfinge gli chiese la risposta ad un indovinello: se avesse indovinato, lei si sarebbe uccisa. In caso contrario, Edipo sarebbe stato mangiato.

“Qual è quell’animale che al mattino ha 4 gambe, il pomeriggio 2 e la sera 3?”

Facile: l’uomo. Così, lui fu visto come salvatore di Tebe e decise di sposare Giocasta, la regina, sua madre. Venne usato da Freud per descrivere atteggiamenti ostili nei confronti del padre dovuti a pulsioni sessuali provate verso la madre.

Tutto bene quel che finisce bene. Più o meno.

Crime

Mostro femminile

Ma questo problema non ce l’hanno solo gli uomini. Trascurando –purtroppo – tutti i generi che intercorrono in mezzo, esiste anche la versione femminile del complesso edipico.

Elettra era la figlia di Agamennone, re di Micene, ucciso anni prima dalla madre della ragazza, Clitemnestra, insieme al suo amante e complice Egisto.

L’unica cosa che tratteneva Elettra dall’uccidere la madre era il possibile ritorno del fratello Oreste, incaricato lui stesso di vendicare Agamennone e che stava già escogitando un piano in segreto.

La regina venne informata della – finta – morte del figlio e invece di struggersi, come ogni madre farebbe, ne gioì. In fondo, l’aveva scampata alla grande.

Elettra non ne poteva più: doveva uccidere quell’essere immondo che chiamava madre.

Oreste riuscì ad entrare nella reggia sotto mentite spoglie, si rivelò alla sorella e, insieme, vendicarono il padre.

Prima la madre, poi Egisto: e vissero tutti felici e contenti.

Non cambiamo mai

Le opere di Sofocle sono tutt’ora usate per spiegare comportamenti omicidi verso i genitori.

È vero, per capire che le relazioni tra ragazzi e genitori sono complicate, non ci voleva né lui né Freud. Ma rimane comunque il fatto straordinario delle tragedie che attraversano i secoli senza sembrare mai troppo antiche.

Probabilmente, Sofocle aveva qualche problema in più con i suoi. Ma noi possiamo solo ipotizzare.                                                                                                Scritto da : Alice – 4D