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BASE Jumping: per chi ama il brivido

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Only the brave” – Louis Tomlinson

“Chi si butterebbe mai da un ponte solo per il gusto di farlo?”, potrebbe chiedersi qualcuno.

Un BASE jumper accetterebbe questa sfida.

 La disciplina che pratica, infatti, è spericolata e per certi versi spaventosa. Per fare questo sport serve un gran coraggio, una passione immensa e un po’ di follia!

Uno sport davvero estremo 

Il BASE jumping è uno di quegli sport che ti mettono paura solo a sentirli nominare. 

È davvero molto particolare ma soprattutto estremamente pericoloso.

La sigla BASE sta per:

  • Buildings (edifici)
  • Antennas (torri)
  • Span (ponti)
  • Earth (scogliere o altri rilievi naturali)

Consiste nel lanciarsi nel vuoto dalle suddette superfici con un paracadute e una tuta alare.

 Più pericoloso del paracadutismo

 Mentre nel paracadutismo chi si lancia ha due/tre minuti per atterrare, nel BASE jumping ci si getta da quote minori (mediamente 150 metri), pertanto si ha molto meno tempo per stabilizzare la propria posizione (parliamo di 10/15 secondi). 

Per questa ragione, è importantissimo che lo stacco avvenga correttamente, altrimenti si potrebbe incorrere in spiacevoli inconvenienti. 

È considerato talmente rischioso che in alcuni Stati è stato dichiarato illegale. Grazie alle tute alari, però, è diventato un po’ più sicuro.

Gli impavidi atleti

All’inizio del Novecento questo sport cominciò a diffondersi e uno lanci più importanti e iconici fu quello di Frederick Law, dalla statua della Libertà

Nel 1939 Plinio Romaneschi si gettò da una funicolare in Svizzera. Acquisì una certa notorietà dopo questo e altri esercizi particolarmente pericolosi.

Anni dopo, Erich Felbermayr si lanciò dalla Cima Piccola di Lavaredo nelle Dolomiti.

In Italia è molto conosciuto il salto dal Monte di Brento, nel comune di Dro. Umberto Giovannini fu il primo a saltare da là. 

Phil Smith e Phil Mayfield saltarono insieme da un grattacielo di Houston nel 1981 e furono i primi ad ottenere i cosiddetti “BASE numbers”, una sorta di riconoscimento per essersi lanciati da superfici diverse. 

Entrarono, perciò, ufficialmente nella storia di questa disciplina.

Fosse per me, non praticherei questo sport nemmeno se mi offrissero in cambio tutto l’oro del mondo. 

Evidentemente, invece, per alcuni, la volontà di sentire il brivido di un tale rischio vince la paura. Molte persone potrebbero chiedersi: 

“Perché fare una cosa del genere?”. Forse la risposta più adatta è la frase che nel film “Rush” viene pronunciata da James Hunt, ex pilota di Formula 1:

“Più sei vicino alla morte e più ti senti vivo”.
(James Hunt di Rush)

Per alcuni è proprio così. È come una sfida: si è disposti a rischiare tutto pur di vincerla.

 

SCRITTO DA: BENEDETTA, 2G