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La storia di un uomo umile

Soundtrack da ascoltare durante la lettura “Human” – Christina Perri

Oskar Schindler è stato un famoso industriale che riuscì a salvare migliaia di ebrei dallo sterminio dai campi di concentramento tedeschi.
In tanti riuscirono a salvare molte vite e il nostro liceo attraverso una targa vicino ai tavoli del bar in centrale, ne vuole ricordare uno: Giorgio Perlasca.

Tra gli anni venti e i trenta

Nacque nel 1910 a Como. In gioventù, negli anni 20, aderì al fascismo. Successivamente partì per l’Africa orientale come volontario e poi per la Spagna dove combatté al fianco di Franco, in un reggimento di artiglieria.
Tornato in Italia, a causa delle promulgazioni delle leggi razziali e per l’allenaza di Mussolini firmata con la Germania, abbandonò le sue convizioni politiche divenendo così antifascista, ma non fu un esplicito oppositore.

Tra il 1944-1945 si inventò un ruolo, quello di console spagnolo, poiché l’ambasciata spagnola fu lasciata in balia dei tedeschi.
Grazie a questo riuscì a salvare migliaia di ebrei dallo sterminio nazista.
La sua operazione di salvataggio fu resa possibile grazie alla legge Rivera, la quale riconosceva la cittadinanza spagnola a tutti gli ebrei di origine spagnola, e servendosi di questa legge, tutelò gli ebrei ungheresi facendoli passare per spagnoli.

Perlasca

La straordinarietà di questa storia è che rischiava di essere sepolta e dimenticata, poiché lui non disse a nessuno ciò che aveva fatto, nemmeno alla sua famiglia. Soltanto grazie ad alcune donne ebree ungheresi, che ricercarono sue notizie attraverso il giornale della comunità ebraica, si riuscì a conoscere questa storia.
Da quel momento uscirono numerose testimonianze dei salvati, e lo stesso Perlasca si recò nelle scuole, per raccontare l’accaduto con l’intento di seppellire la follia della Shoah.

Questa è la storia di un eroe ma soprattutto di un uomo, che spinto da un forte senso di altruismo, non badò ai pericoli per riuscire a salvare vite umane.

Il valore di ognuno di noi non si misura attraverso la popolarità, l’unico termometro da considerare è la propria umanità.

Scritto da: Laura – 2D