Walt Whitman, il grido barbarico sui tetti del mondo

Scritto da il 27 Luglio 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Guaranteed” – Eddie Vedder

 “Io credo che una foglia d’erba non valga affatto meno della quotidiana fatica delle stelle.”

Brooklyn, 1855. Walt Whitman pubblica interamente a sue spese “Leaves of Grass”, un libro che da solo avrebbe smosso le fondamenta della letteratura americana. La prima edizione si presenta come una dichiarazione d’intenti potentissima: nessun nome d’autore sul frontespizio, ma la fotografia d’un uomo con una mano in tasca e l’altra sul fianco, con uno sguardo che sembra scrutare l’animo del lettore in un atteggiamento di sfida. 

Whitman nei suoi versi non si pone contro il lettore, e nemmeno al di sopra: cammina con lui, parla la sua lingua, lo esorta a contribuire al potente spettacolo della vita.  

Un “vagabondo immorale”

La potente carica evocativa della carrellata di immagini di “Song of Myself”, il poema d’apertura, non coinvolge subito il pubblico: la prima edizione di “Leaves of Grass” riceve per lo più critiche. I giornali lo chiamano un vagabondo, un barbone privo di sensibilità poeticaSi macchia del crimine di parlare di prostitute e soldati con lo stesso lirismo, i suoi non sono versi, gli verrà detto, ma “un abuso del linguaggio”.  

Whitman è riuscito dove i suoi contemporanei hanno fallito. Per la prima volta la società americana con le sue infinite contraddizioni viene messa allo specchio: una poesia democratica negli intenti e nei fatti, che concretizzerà l’identità poetica americana che Ralph Waldo Emerson aveva solo teorizzato. 

La guerra civile e la grandezza dell’ordinario

La sua opera non si limita solo ai libri. La guerra civile consacra l’immagine del bardo americano, che non guarda la miseria da lontano, ma gira per gli ospedali a rincuorare l’animo dei soldati: legge loro Shakespeare, la Bibbia, scrive lettere e procura cibo. Sarà un compagno che tenterà di consegnare alla storia le loro vite, prima che diventino solo numeri. 

Whitman canta l’eccezionalità degli uomini nel loro essere ordinari. Ognuno può trovare il suo posto nel mondo e concorrere a costruire qualcosa di più grande: è un messaggio che è riuscito a trascendere il tempo. Non è un caso che il bardo americano continui a farsi strada con i suoi versi anche nel mondo del cinema, tra “Breaking Bad” e “L’attimo fuggente”.


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