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Uomo e macchina

Scritto da il 8 Marzo 2020

Protesi robotiche diventano vere e proprie estensioni

Durante la lettura si consiglia l’ascolto del brano “Kid Francescoli – Moon”

La scienza dietro le protesi umane è sempre stata di quelle più nobili: mettere a disposizione l’ausilio dell’acciaio e dei fili alla più vulnerabile e insostituibile carne, ma non senza certe difficoltà.

Tra quelle più tenaci il muro della trasmissione di segnale, dove l’impulso originato dalla corteccia motoria e poi spedito ai nervi troncati dall’amputazione riesce difficilmente a risultare abbastanza intenso da essere captato, tradotto ed eseguito. Un muro che per molti anni ha separato centinaia di persone comuni e desiderose solamente di vedersi restituite capacità basilari da una vita normale.

Ma degli nuovi sviluppi potrebbero rendere questo sogno una promettente realtà. Una nuova ricerca dell’Università del Michigan, a opera dei ricercatori Philip Vu, Alex Vaskov e Zachary Irwin del dipartimento di Ingegneria sembra aver infatti portato vicino come mai prima d’ora al Santo Graal della prostetica: l’RPNI (Regenerative Peripheral Nerve Interface).

Questa tecnologia, appena affinata al punto da poter avere applicazioni pratiche, prevede l’installazione chirurgica di un pezzettino di tessuto muscolare in prossimità della fine del nervo specifico, in questo modo creando una serie di piccoli segnalatori dell’attività elettrica e quindi andando a creare un interfaccia neurale capace di fornire le informazioni necessarie al controllo della protesi da parte del paziente; senza contare la possibilità di spedizione di un feedback tattile, significando l’incredibile possibilità di poter riacquistare parte della percezione sensoriale persa col proprio arto.

Riuscite a immaginare cittadini poco tempo prima considerati invalidi ritornare alla loro funzionalità grazie ai miracoli del progresso? Arriveremo forse a un punto in cui la linea che separa essere umano e automa si sbiadirà a tal punto da renderne difficile la distinzione come il più classico degli scenari cyberpunk?


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