#unitisenzapaure pt.9

Scritto da il 23 Maggio 2020

Durante la lettura si consiglia l’ascolto del brano: “Happy Together – The Turtles”

Una delle tante cose che ci manca e mancherà ancora per un po’ di tempo è il contatto con gli altri. Ma niente paura, con l’inizio della fase due in Italia, arriva il saluto del porcospino. Di cosa si tratta?

I cittadini hanno ripreso ad uscire e rivedere i propri cari, ma per farlo è necessario seguire le norme e le distanze di sicurezza. Proprio per quest’ultimo motivo è stato concepito un nuovo saluto, che vede due persone a debita distanza, l’una dinnanzi all’altra, guardarsi negli occhi, portare in avanti il braccio destro con il palmo della mano posizionato all’altezza del cuore e rivolto verso la persona che vorremmo abbracciare. Questo è il “saluto del porcospino”, ideato da Angelo Monoriti, docente di negoziazione della Luiss, in collaborazione con la psicoterapeuta Maria Rita Parsi e definito il nuovo codice di comunicazione relazionale, basato su scienza e filosofia. Ma come mai prende il nome del porcospino?

Il termine viene ricondotto al filosofo Schopenhauer, che nella sua raccolta Parerga e Paralipomena, redatta nel 1851, introdusse il dilemma del porcospino, affermando:

Alcuni porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini, vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche. Il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di riscaldarsi li portò nuovamente a stare insieme, si ripeté quell’altro malanno: di modo che venivano sballottati avanti e indietro fra due mali. Finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione.

Schopenhauer

Questo periodo storico che stiamo vivendo, dettato dall’incertezza e dalla paura dell’altro, ci ha fatto tramutare in porcospini umani. Per questo motivo dobbiamo rimetterci ai principi delle neuroscienze e al nuovo codice relazionale, al cui sviluppo hanno contribuito gli studenti di diversi atenei: la Luiss, La Sapienza, Roma Tre, l’Accademia delle Belle Arti di Bologna, Macerata, Roma e il Conservatorio di Sassari.

Come afferma Angelo Monoriti:

Nella mano ci sono i nostri nuovi occhi, l’altro esiste quando viene guardato.

Angelo Monoriti

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