Undone: come il rotoscopio porta il surreale sullo schermo

Scritto da il 27 Luglio 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Your Possible Pasts” – Pink Floyd

Undone è una serie che rischia di passare inosservata, complice l’interfaccia ostica della piattaforma streaming che la trasmette. Si presenta però con un biglietto da visita d’eccezione: a scriverla Kate Purdy e Raphael Bob-Waksberg, creatori di “Bojack Horseman”. Colpisce soprattutto l’impianto produttivo, a partire dall’animazione al rotoscopio sovrapposta a sfondi onirici dipinti ad olio. 

Il rotoscopio: una tecnica centenaria

Max Fleischer brevettò la tecnica nel 1914 per risolvere la legnosità delle prime animazioni: fece vestire suo fratello da clown per poi tratteggiare i singoli fotogrammi proiettati su un vetro traslucido. Il risultato fu “Koko il clown”, un personaggio che per la prima volta sembrava prendere vita sullo schermo. Il rotoscopio venne usato come linea guida anche per i primi film di Walt Disney “Biancaneve e i sette nani” e “Cenerentola”.

Tra realtà e fantasia: “Take On Me”

Con il passare del tempo è diventato una necessità più creativa che tecnica. Nel video di “Take on me” la band-fumetto A-ha prendeva vita e interagiva con la protagonista, che si perdeva letteralmente tra le pagine. I frame ridisegnati quando sovrapposti sembravano vibrare innaturalmente: questo era dovuto alla naturale imperfezione del disegno, ma un effetto involontario del genere non fece che ampliare l’impianto surreale. La formula funzionò: il video divenne uno dei più premiati ed apprezzati, secondo solo a “Thriller” di Michael Jackson. Realtà ed immaginazione – in apparenza inconciliabili – si fondono per creare opere di grande impatto visivo. L’idea che un eroe del fumetto potesse trascinare le persone nel suo mondo per salvarle dalla monotonia non sembrava più una pazzia. 

Un viaggio surreale nei meandri della coscienza

La peculiarità di Undone sta nel suo riuscire, grazie al rotoscopio, ad infrangere i confini tra realtà ed immaginazione. La mente del personaggio di Alma si riversa sullo schermo, valica i limiti dello spazio e del tempo al punto che lei stessa si domanda se sia tutto un sogno: il padre, suo mentore in questo allucinato viaggio di formazione, risponde “in parte”. La serie sfugge costantemente ad ogni definizione, è un efficace misto di dramma e commedia che non esita a riflettere sulle dinamiche sociali e sul disorientamento rispetto alla propria posizione nel mondo, il tutto condito con un vago misticismo che sfrutta l’animazione e amplia le prospettive di racconto. 

Alma -non a caso, anima-  con il pretesto del mistero da risolvere, si lancia in un viaggio che la porta a mettere in discussione se stessa e ciò che la circonda. 


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