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UNA VITA DA TALK – Capitolo 3 parte 2: “Tra jack e mixer”

Scritto da il 9 Aprile 2021

Stop. Torna indietro. Avvio. Tre pulsanti su cui cominciava a scolorirsi il nero della plastica. La chitarra appoggiata sul ginocchio, da cui pendeva lento un jack, il mixer dentro cui finiva pigramente accendeva le sue lucine a intermittenza.

La canzone su cui stava lavorando sembrava non volersi sbloccare. Per Luca era una sequenza talmente naturale da non accorgersi nemmeno di aver iniziato l’ennesima nuova registrazione.

Cercare il riff giusto è come cercare le parole esatte per costruire una frase perfetta: una nota musicale non viene giusta finché non capisci qual è la cosa che vuoi dire, proprio come fanno le parole quando si infilano una dietro l’altra, mentre racconti a qualcuno quello che pensi.

Un’altra volta. Un altro tentativo sulle corde della chitarra, un’altra registrazione stoppata, riavvolta e avviata nuovamente.

Una notifica del telefono gli ricordò che doveva uscire, era il suo turno in radio. Con un sospiro lento lasciò la chitarra e prese le cuffie, sarebbe quasi da dire che c’era qualcosa di simbolico in quel gesto, ma a Luca non importava granché dei simbolismi e semplicemente ascoltò While my guitar gently weeps dei Beatles.

Uscito di casa gli sembrava di avere le orecchie ovattate, si sentiva come in una bolla insonorizzata, gli unici suoni che poteva sentire erano i suoi pensieri che si rincorrevano: quale accordo, quale nota, quale suono avrebbe usato?

Arrivò in radio e un sorriso si spalancò sul suo volto, nonostante tutto. Ora poteva dare libero sfogo al suo altro campo, a tutto ciò che sta tra la sedia e il mixer, che qui però sentiva imbrigliato nei bisogni dello speaker, come un cane al guinzaglio. Luca era bravo a mandare via i pensieri negativi, sapeva come ridere di ogni cosa perché aveva capito che se non ti prendi troppo sul serio è raro che qualcosa di brutto possa capitarti. Che poi capita eh, ma meno.

Finì la rubrica, era il momento di uscire dallo studio due e rientrare nella sua bolla di pensieri. Alzandosi lasciò scorrere una mano sul mixer. Gli venne da ridere vedendosi così stranamente pensieroso.

Qualcuno venne a dire di spostarsi tutti in sala riunioni per un annuncio importante, Luca seguì gli altri e vide un mazzo di fiori sul tavolo, una scatola di cioccolatini rossa brillava al centro. Carlotta lesse alcune parole, poi consegnò i fiori a Marta, la vincitrice del premio come miglior redattrice del mese.

Luca applaudiva tenendo il bicchiere di plastica stretto tra i denti, due dita di prosecco all’interno.  Qualcuno rise vicino a lui, non ci fece caso finché questo qualcuno non disse: “Oh ma che c’hai oggi?”. Era Claudio, l’unico altro tecnico della sua età, forse per questo fu l’unico a entrare nella bolla in cui Luca viveva da quando era in radio.

“Sto pensando a cosa fare sai, mi piacerebbe staccare tutto e andare a suonare”. Uscì fuori così, senza tanti giri di parole. Claudio sorrise e aspettò qualche secondo prima di rispondere. “Cosa non te lo fa fare?”, finalmente gli chiese.

“Mi piacerebbe non doverle separare queste due cose”. Claudio alzò le sopracciglia, il non detto che strisciava tra loro due era evidente e Luca se ne accorse subito: “Ma certo. Certo che ho passione per la radio. Mi piace venire qui. Però non ti sembra che alla fine restiamo sempre a fare le cose da tecnici? Perché non possiamo farlo diventare creativo come lavoro?”.

Claudio non conosceva questo lato di Luca, né aveva mai riflettuto sulle cose che gli aveva appena detto, si sentiva a disagio perché era un po’ strano parlare della propria vita aldilà di quello che si fa in radio. Quando si è colleghi ci si abitua all’idea che si parla delle cose di lavoro, magari qualche battuta, ma finisce lì. Parlare dei propri desideri, delle passioni che si hanno quando finisce il turno, aveva steso un velo di disagio sulla conversazione tra i due.

Per loro fortuna, fu il lavoro stesso a farli uscire dalla situazione spiacevole: tutti i tecnici migrarono insieme nello studio tre, dovevano decidere e registrare le sigle per le nuove rubriche degli speaker. Di per sé era anche un bel momento di discussione e confronto, ma gli stagisti avevano le idee un po’ confuse su cosa proporre come sigla dei loro stessi programmi.

Luca ovviamente non si perse d’animo, anzi con il suo perenne sorriso sulle labbra si mise a discutere punto su punto, nota su nota, finché non ne venne fuori qualcosa di buono. Di tanto in tanto scambiava uno sguardo complice con Claudio, anche lui impegnato con le idee strampalate di una stagista che voleva qualcosa “tipo i Ramones” per la sua rubrica sui testi delle canzoni.

Salutò gli altri, salì sul motorino e tornò nella sua bolla. Probabilmente non era il suo campo, ma aveva qualcosa da dire e doveva solo mettere in fila le note giuste per farlo.


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