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UNA VITA DA TALK – Capitolo 2 parte 1: “Una malattia insidiosa”

Scritto da il 5 Marzo 2021

Marta era rimasta l’unica dei redattori all’interno della stanza, insieme a Valentina, la capo redattrice. La riunione era finita da qualche minuto e gli altri erano usciti a fumare una sigaretta. Tutti tranne Marta, fumatrice discretamente accanita. Privilegio che le era stato negato a causa della sua inefficienza. “E’ la terza volta che mi consegni un articolo in ritardo, che dobbiamo fare?”. La voce della caporedattrice era confidenziale. Non aveva bisogno di gridare, quanto più di far capire all’altro che aveva sbagliato, che consegnare sempre gli articoli in ritardo creava problemi per il blog di voicebook. Marta cercò di sbrigarsela con qualche “Sisi” e “Hai ragione” o “Non capiterà più”, ma sapeva sarebbe risuccesso, a causa della sua malattia. Valentina la lasciò andare dopo una bella strigliata e con dita frenetiche Marta tirò fuori dalle tasche cartine, filtri e tabacco, l’armamentario completo. Uscì verso la “Sala Fumatori”, ovvero l’ingresso della radio, dove gli altri redattori erano indaffarati in discussioni di vario tipo, più o meno accese, più o meno filosofiche, come in un’anacronistica agorà. Marta rimase ad osservare la fauna locale per qualche minuto, il tempo di girare la sigaretta e riporre gli strumenti nelle tasche. In particolare la sua attenzione venne catturata da tre individui, membri della specie “STAFF REDAZIONE”, ovvero i redattori più anziani, non per età ma perché stavano in radio da più tempo, che si occupavano di correggere gli articoli degli altri. Una di queste, la giornalista in erba, stava seduta un po’ in disparte, intenta a controllare notizie provenienti da tutto il globo e prendere appunti. Gli altri due stavano parlando di film western: Godard, che a discapito del nome era una lei, e il Cowboy, che a discapito del nome era disarmato. La prima parlava di quanto “La Trilogia del Dollaro” fosse stata importante per il genere western, il secondo, jeans wrangler e stivali da quattro soldi, invece sottolineava la bellezza del “Django” di Corbucci, sottolineando come fosse diverso da quello “scatenato” di Tarantino. Marta si avvicinò ai due, esordendo con un: “Ehy cowboy, me lo presti il cavallo oggi per tornare a casa?”. Quello, mozzicone in bocca, prese le chiavi della macchina e gliele tirò: “Va bene, ma ricordati che va a GPL”. Entrambi risero, Marta gli ritirò le chiavi, il cowboy mancò la presa ma rimase in posa per qualche secondo, come a far capire che era tutto voluto. “Valentina ti ha fatto un bel discorsetto” disse Godard. Marta annuì. “Sì ma ha ragione, mi devo organizzare meglio con il tempo e consegnare gli articoli secondo la scadenza”. “Su cosa scriverai il prossimo pezzo?”. La giornalista in erba aveva interrotto tutto per porre la domanda a Marta. Questa rispose che probabilmente l’avrebbe scritto su “This Land”, brano del bluesman Gary Clark Jr. Dopo qualche altra chiacchiera priva di reale importanza, gli altri rientrarono, lasciando Marta a finire la sua sigaretta. Buttò la cicca, rientrò a prendere le sue cose e salutò tutti, pronta a tornare a casa a scrivere il suo pezzo.

Man mano che il pallore della pagina word vuota diventava sempre più opprimente, Marta si rese conto che il morbo sembrava incurabile. Quella fastidiosa malattia che si attiva nei momenti meno opportuni, proprio quando stai per ottenere dei risultati. Ma ormai questa sembrava aver preso completamente il controllo. Il motivo per cui Marta consegnava gli articoli in ritardo, e quando li consegnava non ne era pienamente soddisfatta. Adesso consultava avanti e indietro pagine google sul blues, su Gary Clark Jr, ne aveva persino aperta una sulla storia del Texas, stato d’origine del musicista. Ma non sapeva come aprire l’articolo, non voleva risultare banale: “Gary Clark Jr è nato a taldetali… è dell’ariete…” cose del genere. “Almeno scrivi il titolo dannata bertuccia” si era detta in un impeto di frustrazione. Neanche le scadenze aiutavano, il fatto di dover “scrivere o perire”. Non c’era nulla da fare, il blocco dello scrittore continuava a corrodere il suo spirito, aggiungendo così un’altra vittima sul suo taccuino. Marta si alzò dalla sedia, pronta a distrarsi. “Adesso non mi viene in mente nulla, meglio fare altro, qualcosa mi verrà”.

Alle due di notte le uniche parole che si potevano leggere sul computer erano: “Gary Clark Jr:”.


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