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UNA VITA DA TALK – Capitolo 1: “Il cuore e l’ostacolo”

Scritto da il 26 Febbraio 2021

“No,” poggiando la mano destra sulla spalla di Riccardo, “così te li perdi dopo un attimo”. Giulio parlava ai tre stagisti speaker impegnati nella loro prima diretta insieme. Evidentemente nervosi si guardavano l’uno con l’altro. Con quest’ultima settimana erano rimasti solo in tre e la sensazione era di essere tutti in bilico.

“È difficilissimo far affezionare un ascoltatore, ma è facilissimo perderlo”, queste parole suonavano come una condanna per Riccardo: si sentiva il meno capace dei tre, il meno spigliato, con quei due aggettivi in croce che ripeteva a ogni talk, l’accento romano che talvolta lo tradiva rispetto alla dizione perfetta degli altri due, l’imbarazzo di esporsi.

Eppure era sulla spalla di Riccardo che ora Giulio aveva stretto leggermente la mano. “Nel prossimo talk voglio che tutti e tre abbiate parola, ognuno di voi deve uscire allo scoperto, intesi?”. Giulio lascia lo studio al terzetto di stagisti alla prova con i loro tre microfoni, così grandi da non sapere bene verso dove parlare. 

Gli altri due stagisti però sembravano esserci nati con il microfono in mano: Silvia, ottimi tempi e capacità di spaziare da un argomento all’altro con leggerezza, sorrideva sempre mentre parlava e si percepiva; Alessio, un timbro da brividi e una dizione impeccabile, talmente a suo agio con la dialettica della radio da riuscire a parlarti in modo affabile anche del residuo fisso in una bottiglietta d’acqua.

Allora cos’era che Giulio aveva visto in Riccardo? Mentre se lo chiedeva, lo riportò a sé il tecnico dietro gli schermi che si sbracciava per attirare la sua attenzione: il timer scendeva ed era il suo turno per entrare in diretta, si era completamente distratto.

Il timer arriva a zero. Si accende il rosso della scritta On air. Nel pieno della diretta: “Cazzo!”.

Il volto di Riccardo, realizzando di non averlo solo pensato ma anche detto, scoloriva velocemente verso il bianco avorio. Silenzio.

Il tecnico esperto capì trattarsi di un’emergenza e mandò subito il brano successivo.

Nel fuori onda nessuno ancora se la sentiva di parlare. Giulio rientrò in studio con un’espressione imperscrutabile, fece un cenno con la mano verso Riccardo per farsi seguire e i due sparirono nei corridoi della radio: sembrava di veder camminare un uomo già morto.

“Tu lo vuoi fare questo lavoro o no?”, la voce di Giulio rimbombava nella sala conferenze, ora stranamente vuota. Non c’era rabbia, o se c’era veniva ben nascosta, ma si vedeva pienamente la delusione che bruciava nel suo sguardo.

Riccardo non sapeva bene come rispondere, la risposta era ma non sapeva con che faccia dirlo dopo quello che era appena successo, e affondò lo sguardo tra le fessure del pavimento.

“Se continui a essere così concentrato su quello che gli altri pensano di te è meglio che smetti subito”, un dito picchiettava sul tavolo come a scandire meglio le parole, “soprattutto perché devi capire che qui non parli a nome tuo: lo capisci o no che qui sei la voce della radio e non più solo la voce tua?”.

Riccardo trovò da qualche parte il coraggio di incrociare lo sguardo con quello di Giulio, sapeva benissimo di non essere più soltanto sé stesso, bensì uno degli strumenti attraverso cui vive la radio: “Se sbaglio io, sbagliamo tutti”. Eccolo il motivo per cui Giulio lo aveva scelto, l’intelligenza di saper imparare dagli errori. La sua espressione era ancora dura, ma si vedeva – appena accennata – l’ombra di un sorriso. Riccardo però non ci fece caso.

Senza aggiungere altro tornarono entrambi verso lo studio, durante un fuori onda Giulio andò a parlare con il tecnico, che velocemente cambiò il brano successivo da mandare.

Le sale della radio si riempirono delle note di My Way, di Frank Sinatra. Prima di uscire Giulio fece scorrere lo sguardo sui tre stagisti fermandosi infine su Riccardo “In gamba, mi raccomando” e tornò ad osservare oltre la visiva.

“Regrets, I’ve had a few / But then again, too few to mention”

Di rimpianti ne ho qualcuno, tuttavia troppo pochi per farci caso. Le parole di Sinatra rimbalzavano tra i pensieri di Riccardo. Un altro timer stava scendendo verso lo zero, poi di nuovo si sarebbe acceso il rosso della scritta On air e un altro talk avrebbe avuto inizio.

Prese fiato per rientrare in onda, con lo sguardo attraversò il vetro che separava lo studio dal corridoio e stavolta oltre a Giulio vide una presenza nuova, una ragazza sui vent’anni, ma la stessa durezza sul volto.

A osservarlo ora, di fianco a Giulio, c’era anche Carlotta.

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