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Cultura

Una Caterva di Lemmi Eterocliti (aka parole strane) – Versione Sconcia

today30 Marzo 2022

Background
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Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Maleducata” – Achille Lauro

La scorsa settimana ci siamo lasciati con una manciata di parole buffe o dall’etimologia curiosa, ma troppo poche per qualificarsi come caterva, dunque ecco la seconda parte!

catervaLo so: “serviva davvero la seconda parte di una simile pinzillacchera?”... beh, io penso di sì, per due motivi: primo, questa parola non la conoscevo prima che me la sottoponesse un lettore qualche settimana fa: l’avrebbe inventata Totò in persona, almeno secondo la Treccani.  E in effetti non la si trova in dizionari molto antichi come etimo.it.

Viene, probabilmente, da pillacchera -schizzo di fango sui vestiti o grumo di sporco- e significa sciocchezza, cosa di poco conto, ma con tono scherzoso e quindi adatta per questo articolo.

Secondo: avevo promesso assonanze con parole poco eleganti, ma le ho tenute tutte per oggi, come dulcis in fundo.

catervaContinuiamo la nostra caterva di parole con petito -o petitto-: no, non è un piccolo peto -termine civile per un atto poco elegante-, né tantomeno una crasi per “patito di peti”. Il peto qui non c’entra proprio, il “piccolo” sì: infatti è un termine molto antico, di derivazione sarda e francese, per piccolo.

Senza allontanarci, alcuni potrebbero inarcare un sopracciglio sentendo nominare una correggia, ma anche nelle occasioni formali non deve farci storcere il naso: la correggia infatti è solo una striscia di cuoio che assume nomi specifici a seconda dell’uso, come possono essere una cintura o uno staffile -un tipo di finimento per cavalli-. Sull’ origine c’è incertezza: la Treccani la dà come parola latina di origine celtica, corĭgia, mentre per etimo.it deriva semplicemente da corium: cuoio.

 Cachettico?

Con la prossima qualcuno penserà a Freud ed a qualche mio problema con la prima fase di sviluppo, ma l’aggettivo cachettico è davvero troppo buffo per non parlarne! Eppure non c’entra con… i fertilizzanti, nemmeno con il frutto del cachi: cachettico è chi dimostra “cachessia”, uno stato di salute compromesso, chi è pallido, malaticcio; ma se non dal “bisognino grande” né dal frutto, allora da dove viene? Dal greco: kakos (cattivo) ed exis (stato), quindi, letteralmente, cattivo stato (di salute).

E il cazzimperio?

Ora, finalmente, cambiamo aria: la caterva di parole prosegue dedicandoci all’assonanza anatomica che farebbe arrossire molti di noi, se ci chiedessero se ci piace il cazzimperio!

Sembra BDSM, ma è solo dieta mediterranea con un nome prettamente laziale: il cazzimperio è infatti conosciuto nel resto dello Stivale come pinzimonio: intingolo di olio, sale e pepe per verdure crude.  L’origine è dubbia: forse da cacimperio, che però prevede cacio grattato con burro, uova sbattute, latte – una specie di fonduta, oppure da cazza –mestolo-. Ma entrambe reggono poco: la prima perché è una ricetta completamente diversa -nel pinzimonio non c’è ombra di formaggio o uova), la seconda perché il pinzimonio non richiede un mestolo. Solo l’imperio accomuna cacimperio e cazzimperio, cioè la qualità di chi è imperioso e può farti fare qualcosa e, pensando alle due ricette, si può intuire: ti spingono ad intingere!

Se nel cacimperio è il cacio a spingere i commensali ad intingere qualcosa, nel cazzimperio non siamo spinti dal mestolo: c’è chi crede che qui il cazz- sia proprio lui, in senso allegorico: infatti le verdure del cazzimperio -sedani, carote, ecc- hanno una forma sostanzialmente fallica. Solo che queste non ci spingono, sono loro che non resistono all’imperio di essere intinte!

Purtroppo non ho trovato molte assonanze “anatomiche”, se tu ne conosci, ogni suggerimento è benvenuto!

Eteroclito? Proprio quello che penso io?

Concludendo, la scorsa settimana ho iniziato con caterva che era nel titolo, oggi vorrei chiudere con il Lemma Eteroclito! Lemma, nonostante il significato specifico in filosofia e in matematica, in linguistica è sinonimo di “parola”, o voce, di un dizionario-. Eteroclito invece è più interessante e ha anche una assonanza interessante: anche questa parola è greca ed è composta da eteros -diverso- e clitos -declinato-. Si diceva quindi eteroclito un termine con diverse declinazioni, irregolare e, col tempo, qualsiasi termine -persona, oggetto- in qualche modo strano, bizzarro.

E l’assonanza? Cosa c’entra la declinazione col corpo femminile? Nulla, in quel caso clito- viene da kleio, chiave, e doris, pelle… un caso, come per Austria ed Australia!

Se ti sei perso la prima parte di questa caterva di parole clicca qui.

Written by: Emiliano Venanzini

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