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Un ultimo sguardo a Chuck Berry, leggenda del Rock ‘N’ Roll

Scritto da il 19 Marzo 2017

È il giorno 29 Marzo 2017, ma la festa del Papà passa in secondo piano e tutto il mondo punta gli occhi verso l’annuncio del Telegiornale: “Si è spento all’età di 90 anni Chuck Berry, padre del Rock ‘n’ Roll e portavoce degli adolescenti degli anni ’60 attraverso il potere della musica.”

Difficile rimanere indifferenti di fronte a questa notizia, che ha visto milioni di fan atterriti e persino grandi artisti di fama mondiale interrompere i rispettivi impegni per un momento, per dedicare il proprio, commosso saluto ad un uomo dalla vita tanto intensa quanto ricca di soddisfazioni. Solo per citare una tra queste personalità, Mick Jagger ha postato su Twitter: “Sono molto triste. Voglio ringraziarlo per tutta la musica che ci ha regalato. Ha illuminato gli anni della mia adolescenza, ha dato vita ai nostri sogni di diventare musicisti e di salire su un palco”. Ma non è stato certo l’unico a ricordare quello che va considerato uno dei padri fondatori del Rock ‘N’ Roll: “Chuck Berry è stato il più grande rocker, chitarrista e paroliere del rock che si sia mai visto”, ha affermato il cantante Bruce Springsteen per esprimere la sua ammirazione ed il suo rispetto.
Anche l’ex Beatle Ringo Starr ha desiderato dargli un umile ma sentito addio con poche semplici parole: “Pace e amore per Mr. Rock ‘n’ Roll”.

Tortuoso. Se si potesse racchiudere in un aggettivo il cammino di quest’uomo, sarebbe proprio “tortuoso”.
Nato e cresciuto a Saint Louis  (Missouri) il 18 Ottobre 1926, Chuck Berry coltivò la passione per la musica sin dalla più tenera età, perseverando fino a ottenere nel 1941 la sua prima esibizione in pubblico.
Sarebbe bello proseguire la sua biografia scrivendo che fece grandi successi e visse tranquillamente viaggiando per il mondo, ma stiamo parlando della vita di un uomo scatenato, irrequieto, che come tale ha avuto anche delle cadute da cui si è sempre rialzato: ancora studente, vale a dire nel 1944, venne arrestato e incarcerato per rapina a mano armata (egli stesso in un’intervista ammise di aver usato una pistola scarica e malfunzionante) dopo aver rapinato tre negozi di Kansas City
e rubato un’auto insieme ad un gruppo di amici.
Dopo una simile bravata, Chuck venne immediatamente spedito al riformatorio di Algoa, nel Missouri, dove rimase per ben tre anni.
Una volta libero, la sua vita non divenne certo più semplice: con una famiglia da mantenere e ancora nessuna carriera, il giovane dovette accettare turni massacranti in vari piccoli impieghi tra cui quello di operaio in due differenti fabbriche automobilistiche, portinaio, estetista e chitarrista in diversi gruppi blues.

Il vero evento che stravolse per sempre la sua esistenza si ebbe nel 1955, anno in cui Berry mostrò i suoi componimenti a Leonard Chess della Chess Records.
Nonostante Chuck fosse convinto che il suo materiale blues potesse essere di interesse per la Chess, fu invece il vecchio classico country & western di Bob Wills, che Berry aveva registrato quasi per scherzo con il titolo Ida May ad impressionare il produttore della Chess.

Quando il 21 maggio 1955 Berry incise un adattamento di Ida Red reintitolato Maybellene, il successo che riscontrò fu planetario: il singolo vendette quasi un milione di copie, raggiungendo il 5° posto nella classifica generale di vendite negli Stati Uniti.
Da questo momento in poi fu un crescendo di fama e meritata notorietà per il cantante, che ebbe un’attività musicale irrefrenabile, fatta di continue esibizioni, incisioni di dischi e pubblicazioni di album, di cui oggi ne esistono ben cinquanta.
Ancora una volta, la sua carriera subì una violenta battuta di arresto, a seguito dello scandalo che si verificò nel 1959, quando fu improvvisamente arrestato per avere avuto rapporti sessuali con una ragazzina quattordicenne che lavorava in un locale di sua proprietà.
Fu costretto ad altri tre anni di reclusione, e questo naturalmente incise negativamente sia alla sua immagine, sia sulla vendita dei suoi dischi.
Ma non fu questo l’ultimo avvenimento spiacevole della sua vita: dopo uno statico susseguirsi di successi e flop musicali, infatti, Chuck Berry si vide coinvolto in un terzo arresto, con l’accusa di evasione fiscale per non avere pagato le tasse inerenti ai suoi compensi per i concerti.
Avendo già due precedenti penali alle spalle, Berry si dichiarò colpevole e venne condannato a quattro mesi di prigione e a 1.000 ore di servizio civile, da scontarsi facendo concerti benefici.
A fine anni ottanta Berry ebbe altri problemi con la legge, che gli sarebbero costati oltre 1 milione di dollari di risarcimenti a donne che gli avevano fatto causa, 5000 dollari di multa, e due anni di libertà vigilata.
Tutto questo perché la polizia trovò in casa sua 62 grammi di marijuana, e dei nastri video contenenti immagini delle suddette donne mentre utilizzavano il bagno del ristorante di cui il cantante era recentemente divenuto proprietario, “The Southern Air”.
Tuttavia, a dispetto degli eventi, egli non si diede mai per vinto, fece ammenda di tutte le sue cattive azioni e continuò fino alla fine a dedicarsi anima e corpo all’ unica cosa che gli aveva cambiato la vita: suonare, cantare, ballare in quell’inconfondibile maniera a noi tutti nota come la “duck walk” del grande Chuck Berry.

Chiunque, accendendo la radio nel recarsi distrattamente al lavoro, all’Università, o al centro commerciale, ogni volta che sentirà le stuzzicanti note di Johnny B. Goode, il contagioso ritmo di Rock and Roll Music, o anche il travolgente motivetto di Maybellene, non potrà fare a meno di canticchiare allegramente, scuotere un po’ il capo a tempo di musica o agitare le spalle esibendosi in un mini-balletto quasi involontario.
Perché? Beh, perché la musica di Chuck arriva al cuore di tutti, ha un certo non so che in grado di infondere energia e passione, due qualità che egli certamente aveva e che lo hanno accompagnato nel corso di tutta la sua vita, fino alla fine.

 

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