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Un gioiello nascosto nel quartiere Pigneto a Roma

Scritto da il 31 Dicembre 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: ” Ci vuole un fiore” – Sergio Endrigo

Nel quartiere Pigneto di Roma, accanto a uno dei più grandi mausolei della città, arriva un piccolo abete natalizio. Angelo Formica e gli “Amici del Torrione” lo acquistano, ma tutti contribuiscono a decorarlo, giorno per giorno.

Il sito archeologico

All’angolo tra Via Ettore Fieramosca e Via Prenestina, tra le più antiche strade di comunicazione tracciate dai Romani, sorge il Parco del Torrione. All’interno, per una superficie di 8000 mq, il parco ospita il più grande tumulo funerario della città, successivo solo a quello di Augusto e di Adriano. Il sepolcro risale all’età augustea, è a forma di tumulo ed è contenuto in un tamburo circolare.

In origine il sito era diverso da come appare. I cambiamenti più importanti si devono all’eliminazione del tumulo di terra durante la Seconda guerra mondiale e a quella di parte del tamburo, in ragione dell’allargamento di Via Prenestina. Nei secoli anche i possidenti e le destinazioni d’uso si sono modificate. Nel XV secolo la famiglia romana Ruffini lo adibisce a cantina. I frati domenicani irlandesi lo acquisiscono nel XVI secolo e si occupano della realizzazione del pozzo, ancora oggi visibile, a ridosso del mausoleo. Dopo la guerra le baracche del piccolo borgo del Torrione circondano il sito; tra gli anni ’60 e ’80 vengono demolite per destinare l’area a parco pubblico.

L’Angelo del Pigneto

Angelo Formica, 69 anni, è un addetto alle pulizie in pensione, ma chi non conosce la sua storia lo scambia per il giardiniere del Parco del Torrione perché da otto anni se ne prende cura. Taglia l’erba, pota gli alberi e le siepi che ha piantato lui stesso, svuota i cestini dell’immondizia e riempie sacchi di foglie secche da gettare. Quando c’è qualcosa da fare Angelo si alza alle sei di mattina e si mette all’opera con il sorriso sulle labbra.

È un uomo gentile e cordiale, ma soprattutto ha uno spiccato senso civico: ha premura delle cose di tutti come se fossero solamente le sue. Angelo è diventato giardiniere acquistando a sue spese gli strumenti del mestiere: un decespugliatore, una pala, un piccone, un rastrello, una scopa e una paletta, fino a stipare di anno in anno il bagaglio dell’esperienza.

Lavora con umiltà, anche quando si tratta di raccogliere nel parco le siringhe lasciate dai tossicodipendenti. «Ho comprato le pinze per afferrarle, le infilo nelle bottiglie con il collo lungo e poi le butto, per evitare che i bambini che giocano nel parco si facciano male», dice.

A volte qualcuno si offre di aiutarlo, ma quando si tratta di sporcarsi le mani i più si dicono occupati e la minoranza bisogna che si adatti, perché il motto di Angelo è: «Non ho orari stabiliti. Quando c’è qualcosa da fare, la faccio». Le persone che frequentano il parco in compenso lo ringraziano e ogni tanto gli lasciano qualche soldo, che ripaga tutt’al più la benzina per rasare il prato. Il carico delle spese è ingente, ma per Angelo il parco ha un valore affettivo difficile da quantificare, così come il mandorlo piantato anni fa, i piccoli ulivi, i quattro nespoli, le siepi ora rigogliose, salvate per il rotto della cuffia.

Il Torrione, trascurato dall’amministrazione comunale, diventa il gioiello del quartiere Pigneto, un luogo di incontro e di gioco di cui apprezziamo la bellezza grazie al “pollice verde del Parco de Noantri”.   

Un albero speciale

Non è la prima volta che un piccolo abete prende dimora nel Parco del Torrione. Il primo tentativo risale a qualche anno fa, ma sfortunatamente la pianta, che non aveva radici nude, non ha attecchito. Quest’anno Angelo acquista l’abete insieme agli “Amici del Torrione”, un gruppo Facebook nato dalla necessità di fare qualcosa di concreto all’interno del piccolo parco.

«Io l’ho comprato, poi gli altri mi hanno restituito i soldi, ma tutti insieme e un po’ per volta lo abbiamo decorato».

L’abete, dapprima spoglio, nel giro di pochi giorni si è arricchito di festoni colorati, di palline e infine di luci a intermittenza, accese dalle 16 alle 19 di ogni pomeriggio. «Adesso sono tutti contenti. Qualcuno si è fatto addirittura la foto accanto all’albero e mi ha ringraziato», racconta Angelo commosso. Nessuno si è dichiarato insoddisfatto, ma la gioia è soprattutto di Angelo che a casa non ha potuto fare l’albero per via dei gatti; per questo, forse, sorridendo conclude: «speriamo che regga».

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Opinione dei lettori
  1. Silvana Ennas   Di   31 Dicembre 2020 alle 20:45

    Una bellissima iniziativa che vede coinvolte diverse persone che hanno a cuore il proprio quartiere la propria città. Il grande merito va però al sig. Angelo che fedele al suo nome custodisce e cura questo piccolo paradiso di cui meriterebbe le chiavi. Sarebbe bello chiederlo alla Raggi

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