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Un fiume di parole a chi sono morte in gola

Scritto da il 6 Febbraio 2020

Durante la lettura si consiglia l’ascolto del brano: “La Fata – Edoardo Bennato”

Memorabile e toccante è stato il monologo di Rula Jebreal, durante Sanremo, una battaglia per le donne del presente, del passato e del futuro.

La giornalista inizia il suo monologo sostenuta da due leggii, uno bianco ed uno nero, con sopra due grandi libri aperti: in quello sul leggio bianco ci sono scritte frasi pure e dolci, parole d’amore che qualunque donna si vorrebbe sentir dire almeno una volta; nell’altro ci sono insulti o espressioni crude o indagatrici rivolte alle donne, alcune provenienti persino da membri giuridici mentre indagano su uno stupro:

Domande insinuanti che sottolineano una verità amara, crudele: non siamo mai innocenti. Non lo siamo perché abbiamo denunciato troppo tardi o perché abbiamo denunciato troppo presto. Perché siamo troppo belle; o perfino troppo brutte. Perché eravamo troppo disinibite e ce la siamo voluta.

Rula Jebreal

La scrittrice presenta la realtà che in molti hanno cercato di ignorare, presentando con i numeri effettivi, quanto i casi di violenza sulle donne siano frequenti.

Nell’80% dei casi, il carnefice non ha bisogno di bussare alla porta. Per un motivo molto semplice: ha le chiavi di casa, ci sono le sue impronte sullo zerbino e il segno delle sue labbra sul bicchiere in cucina.

Rula Jebreal

Citando La donna cannone di De Gregori racconta, per la prima volta, della tragica storia di sua madre, e di come abbia vissuto nel terrore che una cosa simile accadesse a lei o a sua figlia.

Rula Jebreal non si rivolge al pubblico solo per le donne, ma anche per gli uomini per bene, non facendo “di tutta l’erba un fascio”:

Adesso parlo agli uomini: lasciateci essere quello che vogliamo e quello che vogliamo essere: madre di dieci figlie o madre di nessuna, casalinghe o in carriera. Siete i nostri complici, i nostri compagni, indignatevi insieme a noi quando qualcuno ci chiede “lei cosa ha fatto per meritare quello che le è accaduto?”

Rula Jebreal

Negli ultimi minuti del suo monologo, in cui sono state citate La cura di Franco Battiato, La donna cannone di Francesco De Gregori, Sally di Vasco Rossi e C’è tempo di Ivano Fossati, riprende il discorso iniziale, mostrando, con gli occhi lucidi, la paura in cui le donne che hanno subito abusi vivono.

Domani chiedetevi come erano vestite le conduttrici di Sanremo, chiedetevi pure come era vestita la Jebreal, che non si chieda mai più a una donna che è stata stuprata come era vestita lei quella notte. Che non si chieda mai più.

Rula Jebreal

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