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Un anno dalla scomparsa di Karl Lagerfeld

Scritto da il 20 Febbraio 2020

Durante la lettura si consiglia l’ascolto del brano: “I Was a Sunny Rainphase – Stereolab”

Occhiali da sole scuri, giacca slim (rigorosamente firmata Hedi Slimane), camicia bianca con colletto alto e inamidato, guanti in pelle nera ed immancabile coda di cavallo che raccoglie una chioma color platino: questi i capisaldi dell’iconico look personale di Karl Lagerfeld, indubbiamente uno dei designer più importanti della nostra epoca.

Nasce ad Amburgo nel 1933 e fa il suo debutto nel mondo della moda a soli 17 anni, vincendo un concorso patrocinato dal Secrétariat International de la Laine (Associazione internazionale della lana ndr) disegnando un cappotto che verrà poi realizzato da Pierre Balmain che, colpito dal talento del giovane, gli offre un incarico come suo assistente. Nel 1957 diventa direttore artistico per Jean Patou; nel 1964 inizia a lavorare per Chloé e l’anno successivo comincia il sodalizio con Fendi, che durerà fino alla sua morte. Nel 1983 viene nominato direttore artistico della Maison Chanel e nell’84 fonda la sua casa di moda, l’omonima Karl Lagerfeld, pur continuando a collaborare strettamente con Fendi e Chanel.

Nel 1987 si sposta per la prima volta dietro l’obiettivo, cominciando a fotografare personalmente le proprie campagne pubblicitarie, che ne consacrano il talento da fotografo (tanto che molti dei suoi scatti sono poi diventati libri d’arte pubblicati da Steidl); da avido lettore e collezionista di libri, nel 1999 apre una libreria a Parigi, la 7L, e un anno dopo diventa editore della casa EDITIONS 7L, specializzata in libri di arti visive e fotografia.

Nel 2000 decide di cambiare immagine perdendo 42kg in soli 13 mesi e il libro che ne racconta l’esperienza, “The 3D diet”, è divenuto un bestseller con decine di migliaia di copie vendute in tutto il mondo. Nel 2004 diventa il primo designer contattato dal colosso del fast-fashion H&M per la realizzazione di una capsule collection in collaborazione e nel 2008 il suo nome viene aggiunto a Le Petit Larousse Illustré, storico dizionario enciclopedico francese.

Gli anni ’10 del 2000 sono costellati di riconoscimenti per Lagerfeld: nel 2010 riceve il Couture Council Fashion Visionary Award dal Fashion Institute Technology di New York; nel 2012 diventa collaboratore mensile di caricature per F.A.Z., supplemento del quotidiano tedesco Frankfurter Allgemein Zeitung; nel 2016, su richiesta del coreografo e regista Benjamin Millepied, realizza i costumi per una produzione del Brahms-Schönberg Quartet all’Opéra Bastille di Parigi; riceve inoltre nel 2017 il premio “Outstanding Achievement Award” ai British Fashion Awards e il premio John B. Fairchild Award di WWD. Nel 2018 l’ultima collaborazione della sua vita, quella con la modella Kaia Gerber (figlia della più nota Cindy Crawford) presentando la collezione KARL LAGERFELD X Kaia. Viene a mancare a Parigi, il 19 Febbraio 2019, all’età di 85 anni.

Il lavoro di Lagerfeld e il suo personaggio sono entrati nella storia della fashion industry e a tal proposito, in seguito alla sua scomparsa, molti avevano cominciato a speculare su una lieve possibile crisi delle maison che lui stesso ha diretto per decenni.

Speculazioni del tutto smentite dai fatti, poiché a un anno dalla scomparsa del designer, per quanto riguarda Fendi, Silvia Venturini Fendi, cresciuta professionalmente sotto la guida di Lagerfeld, è saldamente alla guida creativa dell’azienda fondata dalla sua famiglia e ora tra le griffe di punta del Gruppo Vuitton. Per Chanel, lo stesso giorno della morte dello stilista, ne è stato nominato il successore: Virginie Viard, collaboratrice del couturier e già direttrice di Chanel Fashion Creation Studio.

Che cosa mi ha insegnato? Tutto [..] Si annoiava a una velocità supersonica e una della cose più importanti per lui era creare ogni volta qualcosa che lui stesso non avesse mai visto. Ho imparato da lui a chiedere e chiedermi sempre di più e di non guardare al passato, all’archivio. Una nuova collezione era sempre number next.

Silvia Venturini Fendi

Impossibile, quindi, la resa agli eventi, seppur ostili, di due case di moda che hanno avuto come indirizzatore il visionario sempre al passo coi tempi Karl Lagerfeld, che ne ha istruito le attuali direttrici creative.

Curioso vedere come, ad oggi, il prodotto Chanel più cercato in Internet sia la “borraccia eco” indossata dalla musicista americana Maggie Rogers agli appena svoltisi Grammy Awards 2020. Ma non c’è da stupirsi, un po’ perché la sostenibilità è un tema centrale rispetto al futuro del sistema moda, un po’ perché le creazioni di Lagerfeld sono state e resteranno pezzi “cult”: basti pensare alle borse Boy di Chanel delle sue collezioni passate o alla Jumbo Bag con doppia patta nera, alle ballerine, alle sneakers o ad altri accessori da lui realizzati in tiratura limitata.

Il tutto viene attestato e avvalorato dalla piattaforma-aggregatore di e-shopping nuovo e second-hand, Lyst, la quale ha appena rilasciato un report secondo cui, ad appena un anno dalla morte di Karl Lagerfeld, la domanda per i prodotti Chanel vintage è aumentata del 20%, mentre le ricerche di capi e accessori delle attuali collezioni sono cresciute del 33% dopo la nomina di Virginie Viard come direttore creativo della maison. Dunque, a conti fatti, ci sarebbero tutti gli estremi per poter parlare di effetto Lagerfeld.


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