Umberto I: da “re buono” a “re mitraglia”

Scritto da il 28 Luglio 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Messa da Requiem” – Giuseppe Verdi

Umberto Raniero Carlo Emanuele Giovanni Maria Ferdinando Eugenio, noto ai più come Umberto I, salì al trono nel 1878. Vi resterà fino al 29 luglio 1900, quando l’anarchico Gaetano Bresci attenterà alla sua vita sparando tre colpi di pistola e lo ucciderà. Accadde a Monza 120 anni fa.

Non era la prima volta che qualcuno aveva cercato di assassinare il re. A Napoli nel 1878 per mano di Giovanni Passannante, a Roma nel 1897 da Pietro Acciarito. “Gli incidenti del mestiere del re” aveva commentato Umberto I creando il mito di sovrano buono e immortale. Gli venne dato il soprannome di “Re buono” quando era intervenuto con la regina Margherita sua moglie -quella a cui un pizzaiolo napoletano dedicò la sua più celebre creazione, la pizza Margherita- durante l’epidemia di colera a Napoli nel 1884, ma soprattutto per aver abolito la pena di morte promulgando il Codice Zanardelli.

In poco tempo però, egli venne etichettato come “Re mitraglia”. Fu criticato dagli anarchici, dai socialisti e dai repubblicani italiani per le sue idee conservatrici e per le sue forti repressioni dei moti di Milano: ordinò l’uso dei cannoni contro la folla che manifestava contro la tassa sul macinato che portava all’aumento del prezzo del grano.

L’uccisione di Umberto I segnò uno spartiacque decisivo nell’età liberale, un’epoca in cui la partecipazione popolare era ancora inesistente. Per rendere meno precario l’assetto politico era importante coinvolgere anche i ceti meno abbienti e prendere in considerazione le loro richieste e proposte: questa idea fu di Margherita, la più amata tra le sovrane d’Italia e dotata di grande intuito politico, che -nell’interesse della Corona- cercò il consenso del popolo e dei ceti borghesi oltre che degli ambienti più elevati.

Il re, grazie al suo consiglio, mantenne sempre alto il senso dell’unità nazionale andando in giro per l’Italia e facendosi vedere dai suoi sudditi. Per merito loro la monarchia sabauda, da piemontese, diventerà nazionale e raggiungerà la piena popolarità con la nascita di Vittorio Emanuele, il figlio maschio destinato a diventare re d’Italia.

Il ritratto del re e Margherita è una storia magistrale delle fine dell’Ottocento che tocca punti importanti per la storia italiana: la creazione della monarchia nazionale, l’espansione coloniale in Africa, i conflitti politici liberali e l’ascesa dei movimenti socialisti e anarchici.


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