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“The show must go on”, ma Freddie Mercury ci manca

Scritto da il 5 Settembre 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “The show must go on” – Queen

5 settembre, data speciale per gli amanti del Rock che non dimenticano una delle loro stelle più luminose: è il compleanno di Freddie Mercury.

Indimenticabili, nella memoria storica di generazioni, i live in cui padroneggiava abilmente l’asta del suo microfono, in cui correva su e giù per il palco, in cui, con perfetti vocalizzi, coinvolgeva il pubblico in delirio. Performance inarrivabili, impresse a fuoco non solo nei cuori dei fan dei Queen, ma anche in quelli di chiunque abbia saputo godere del suo talento dirompente.

Come membro dei Queen venne inserito nella Rock and Roll Hall of Fame nel 2001, mentre come autore entrò a far parte della Songwriters Hall of Fame nel 2003. Si perché Freddie non aveva solo delle eccezionali doti vocali, ma anche una grande sensibilità nella composizione. Suoi alcuni dei brani che hanno consegnato alla storia la band dei Queen, fra cui Somebody to love o l’inno da stadio We are the champions, solo per citarne due.

Vero e proprio padrone delle folle, aveva una caratura altissima e un gran carattere anche nei “personaggi che portava in scena”, vestiti di abiti bizzarri ed eccentrici, con occhi truccati e unghie laccate. Erano gli ultimi scampoli degli anni sessanta in cui anche un altro grande “trasformista” incantava con le sue pennellate glam e provocatorie, David Bowie, che collaborò con i Queen nella poderosa Under Pressure.

A voler circoscrivere in uno solo ambito lo stile di Mercury forse si fa peccato, perché la sua grande versatilità gli permise di spaziare in territori ampi e contrastanti.

Mercury infatti toccò con abilità varie forme di musica rock già consolidate nel panorama musicale, come il progressive, l’art e il glam rock, attingendo, tuttavia, a numerosi altri generi musicali. Sperimentò anche sonorità lontane dalla sua radice musicale, come blues, dance rock, gospel, ragtime, funk, folk, musica classica e addirittura l’opera di cui era grande amante, come si percepisce in alcuni brani come la leggendaria Bohemian Rhapsody, vero e proprio fiore all’occhiello dei Queen.

Raccontare Freddie in poche righe è davvero una sfida persa in partenza. Basterà riguardare per l’ennesima volta concerti storici come quello di Wembley. Lasciar fluire la musica, le emozioni, il pathos incredibile che non può esser tradotto in nessun altro modo se non evocando semplicemente il suo nome. Freddie. Buon compleanno, straordinario artista, ovunque tu sia!


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