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The dark side of Syd Barrett

Scritto da il 6 Gennaio 2021

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Wish you were here” – Pink Floyd

74 anni fa nasceva un diamante pazzo. Syd Barrett è stato la ragione della nascita dei Pink Floyd, infatti l’idea del nome era sua.

Aveva unito i nomi dei suoi due bluesman preferiti, Pink Anderson e Floyd Council. Leggenda vuole che siano stati gli alieni a suggerirglielo. Barrett era un artista sui generis già prima dell’inevitabile declino. Il suo fantasma è una presenza ossessiva e asfissiante in tutti i brani che han fatto la storia, da Brain Damage a Wish You Were Here. La follia diventa così un tema ricorrente della band, nutrito forse anche dai sensi di colpa. Però è anche la scintilla che genera brani trascinanti, corposi e indimenticabili.

E dentro questa follia, in cui hanno intinto il pennello i Pink Floyd per i loro capolavori, oggi faremo un breve viaggio. Forse un po’ inquietante, ma vale la pena conoscere un artista di questo calibro anche nel suo intimo. Nel suo lato buio.

David Gilmour, suo compagno di band e chitarrista straordinario dei Pink Floyd, è lapidario in un’intervista del 1982: È triste che le persone pensano sia una leggenda vivente, mentre in realtà è un uomo che non riesce a vivere con se stesso. Ha una malattia che non può affrontare, e le persone la romanticizziano. È davvero triste vedere una persona affabile e talentuosa che sa solo disintegrarsi.”

Spesso il problema nel vedere la figura di Syd Barrett è questo: soprassedere al fatto soffriva di schizofrenia. Si rischia appunto di romanticizzare la sua inquietudine e di dimenticare le manie d’ossessione e lo stalking compulsivo delle sue fidanzate. 

Ancora oggi i suoi compagni hanno qualche rimorso nell’averlo soppiantato in modo così grossolano, ferendolo. Erano anche altri tempi. Sembra una frase fatta, ma quando si tratta di disturbi mentali il divario tra gli anni sessanta ed oggi è abissale. 

La società ha fatto grandi passi in avanti per combattere lo stigma, nonostante sia ancora presente. Troppa gente non ha il coraggio di consultare psicologi o psichiatri nella convinzione che li renda matti. Se anche solo un ragazzo pronuncia la parola “psicologo”, molti genitori distolgono lo sguardo e si limitano a dire: ”Non ne hai bisogno.”

Barrett è vittima di anni in cui di schizofrenia si sapeva ben poco, in Inghilterra come in Italia. Per anni si è faticato a catalogare i disturbi mentali, schedandoli come pazzia. Basti pensare che la legge Basaglia che impose la chiusura degli ospedali psichiatrici, è del 78: chi non si conformava alle norme sociali veniva emarginato oppure privato della dignità e della cittadinanza, per essere rinchiuso in manicomio.

Oggi Barrett avrebbe potuto trovare una sua normalità, come Eleanor Longden: una ragazza che ha vissuto nella paura e nella paranoia, all’ombra delle persone che l’hanno fatta soffrire, come racconta nel suo TedTalk. Eleanor è riuscita a salvarsi da sé stessa grazie alle persone che l’hanno sostenuta e i dottori che l’hanno aiutata a capire i meccanismi dietro le sue voci. 

Elanor quasi sorridendo, racconta i suoi traguardi: “Dopo dieci anni, mi sono laureata con il massimo dei voti in psichiatria e un anno dopo ho preso il master. Non male, per una pazza.”

La vera natura dell’inquietudine di Barrett è avvolta nel mistero, così come come la sua vita dopo aver abbandonato la scena musicale. C’è chi sospetta di autismo, chi di schizofrenia. Non importa. Bisogna continuare a parlare. Offrire un aiuto concreto alle persone che vivono nella paura. 


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