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Talking Food: La via delle spezie

Scritto da il 14 Marzo 2021

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Spice up your life” – Spice Girls

Quante volte abbiamo usato la parola “speziato” senza conoscere a pieno la portata immensa di questa parola? Sì, perché, sebbene la moderna cucina occidentale abbia ridotto ai minimi termini l’uso delle spezie rispetto al passato, queste restano colonne portanti della nostra alimentazione.

Non solo perché le spezie donano al piatto un aroma e un gusto particolari, ma perché sono importantissime per la nostra salute, a vari livelli. Ma quante ne conosciamo?

Mille spezie per mille usi”, recita un vecchio detto. Per questo, noi di Voicebookradio.com abbiamo voluto dare il giusto valore a quelle sostanze che, per tutta la storia, hanno avuto un peso e un prezzo notevole.

L’oro rosso

Spezie

Basti pensare allo zafferano, che da sempre è considerato prezioso. Prima di finire su un risotto, fin da tempi antichissimi – prima che le popolazioni autoctone abbiano scoperto il modo di coltivarlo anche in Italia – lo zenzero è stato oggetto di una caccia vorace. Ancora oggi il suo valore varia dai 35 ai 60 euro al grammo. Praticamente come il prezzo dell’oro allo stato attuale.

Ma non è l’unica tra le spezie ad essere altamente ricercata

Le vicende storiche, soprattutto belliche, hanno permesso alle spezie di raggiungere l’Europa dal vicino o lontano Oriente, dalle Americhe, e da ovunque. Ed ecco che i mercati europei si tingono di colori, di odori, in stile orientale. Un commercio redditizio, fondato su un sapere che va oltre quello culinario.

Non solo in cucina

Lo speziale, il droghiere, sono mestieri dal suono, per le nostre orecchie, lontano e poco pratico. Il nome oggi è poco comune, sicuramente in passato erano i “negozi” più frequentati, le botteghe con cui aver a che fare ogni giorno. Per noi oggi è normale prepararci una bella tisana allo zenzero per rimediare ad una indisposizione di stomaco. Una bella camomilla per calmarci l’animo. Ed il nostro sapere non va oltre.

Chi prepara un dolce usando la cannella per le sue proprietà antinfiammatorie, il cardamomo per liberare le vie aeree dopo un raffreddore, la noce moscata come calmante naturale? Eppure, in mancanza delle grandi aziende farmaceutiche di oggi, il cibo era la cura.

È come se la natura e la terra fornissero i rimedi, spontanei o coltivati, ai malanni che inconsapevolmente causavano agli esseri umani. Il minimo che possiamo fare è imparare ad usarli. Un caso è più emblematico  di altri.

Il caso Cilento

Esiste una regione in Italia che vanta in tutto il mondo il primato della longevità: il Cilento. Una terra che si estende dalla Campania alle falde della Basilicata. I suoi abitanti sono stati oggetto di una ricerca sulle cause possibili di questo fenomeno. E un recente studio lo ha rivelato. La dieta mediterranea è la base di questo elisir. Ma non solo. Più di altre tradizioni regionali, il Cilento fa ampio uso, nelle sue ricette, di spezie ed erbe aromatiche. Poco usate con la carne, arricchiscono piatti in prevalenza vegetali, e, cosa di rilevanza inestimabile,  per via del loro largo uso limita o quasi annulla l’uso del sale da cucina, grande nemico del nostro cuore e delle nostre arterie. Pensare che i nostri hamburger sono conditi con mostarda di senape, salsa di peperoncino, il nostro sushi crudo di Wasabi. Forse non sopravvivremmo senza.

Mi ricordo una scena del film “Lazzaro felice” di Alice Rohrwacher. Il protagonista, ingenuo e contadino, messosi a confronto con la cupa modernità, rivela agli astanti, morti di fame per via delle ristrettezze un segreto. La natura cresce nonostante noi. Tra le crepe dell’asfalto cittadino c’è un tesoro che non sappiamo più sfruttare.

Uno stimolo per tutti noi sarebbe quello di riscoprire queste preziose gemme, e non perderne il valore.

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