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Sulla mia pelle di Alessio Cremonini, un film reale

Scritto da il 25 Settembre 2018

“Devastante” è l’aggettivo che più di tutti è stato attribuito a questo film. Dopo averci pensato molto, non ne ho trovato nessun altro in grado di descriverlo.

Devastante è la storia, che mi auguro tutti conoscano a prescindere dal film. Devastante è il tempo da cui va avanti questo caso e il modo in cui è stato trattato. Devastanti sono Stefano Cucchi e l’interpretazione di Borghi. Devastanti sono il sentimento, le domande e i pensieri che questa pellicola lascia.

“Assurdo” è il primo aggettivo che mi venne in mente il giorno in cui lessi del caso di Stefano.
Il ragazzo trentunenne viene arrestato il 15 ottobre 2009 per detenzione e spaccio con hashish, cocaina e un medicinale per l’epilessia. La famiglia lo rivedrà una settimana dopo, morto, con ematomi e lesioni a gambe, viso, addome e torace.

Riprodurre questo caso, ancora aperto, è stata una scelta coraggiosa per i sistemi coinvolti, ma nonostante ciò, nomi e cognomi non vengono risparmiati. È una riproduzione che mette insieme tutti i fatti e le dichiarazioni fuoriuscite da questi nove lunghi anni e non lascia ovviamente spazio a interpretazioni, ma solo a sensazioni e opinioni.

Il fatto è uno, lineare e il centro di tutto: è il trentunenne romano Stefano Cucchi, che vive i suoi ultimi giorni in balia di un sistema pieno di errori e mancanze. Anzi, ‘vivere’ non è il verbo adatto. Si può meglio dire che il suo corpo viene gettato in balia di abusi e cure non date.

Il regista e sceneggiatore del film, Alessio Cremonini, non sposta il favore dello spettatore più da una parte piuttosto che da un’altra, non santifica assolutamente la figura di Stefano: lo ritrae tra errori, spaccio e difficoltà. Stefano non firma le autorizzazioni per le cure, non dice ciò che gli è successo. Ma tutto questo non abbatte la sua storia, anzi, se può, la rafforza.

Alessandro Borghi ci fa vivere il suo personaggio, ci fa immedesimare sia nella sua famiglia, che non sa ma può solo immaginare cosa accade, che in Stefano stesso, costretto a non poter vedere più nessuno.

Il regista sceglie inoltre di non mostrare neanche un attimo del pestaggio. Sarà il resto del film a farci vedere ciò che la violenza ha realizzato sul corpo e sulla psicologia di Stefano.

Il corpo: altro elemento centrale della storia; quel corpo che la famiglia non riuscirà più a vedere, nonostante le richieste per le visite, se non fino alla morte; quel corpo che si è lasciato, in qualche modo, non curare, perché tanto, chi aveva la sua vita tra le mani, agiva con gli occhi tappati.

Nonostante la storia sia questa, si spera che il finale, almeno lì, sia diverso.


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