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Sticky Fingers

Scritto da il 23 Aprile 2020

Durante la lettura si consiglia l’ascolto dell’album “Sticky Fingers – Rolling Stones”

Il 23 aprile 1971 i Rolling Stones rilasciavano l’album Sticky Fingers. Fu il primo album della band a raggiungere la prima posizione sia negli Stati Uniti, che nel Regno Unito. Era destinato a diventare una pietra miliare del rock, con la crudezza delle descrizioni delle droghe, tra volgarità e le inquietudini di una generazione.

La sessione di registrazione cominciò nel marzo 1970, anche se alcuni brani furono già incisi già nel ’69, e si prolungò fino all’autunno dello stesso anno. L’album risente dei strumenti a fiato ad opera di Bobby Keys e Jim Price, (si segnala nella traccia d’apertura il meraviglioso assolo di sassofono) e sopratutto il rinforzo dei toni blues portati dalla chitarra di Mick Taylor in Can’t You Hear Me Knocking.

I temi principali sono i riferimenti espliciti le droghe, come nel brano d’apertura e in Sister Morphine, (questo brano infatti venne sotuituto nell’edizione spagnola da Let it Rock, una cover di un brano di Chuck Berry), ma troviamo anche stato di frustrazione, senso di perdita di sé.

Il disco si apre con la dirompente Brown Sugar, brano rilasciato come singolo che arrivò al top della classifica americana, e alla seconda posizione in quella inglese, e che trascinò l’album nella scalata delle classifiche. Dopo troviamo Sway, canzone blues con due meravigliosi assoli di chitarra di Mick Taylor e gli arrangiamenti degli archi di Paul Buckmaster. Poi Wild Horses, delicata ballata con influenze country, la cui melodia venne composta da Richards, mentre il testo da Jagger.

La già citata Can’t You Hear Me Knocking, seguita da Gotta Move, cover di un brano blues composto da Fred McDowell e Gary Davis. E ancora la grandiosa sanzione di fiati che accompagna il riff di Bitch, l’agonizzante Sister Morphine, Dead Flowers, parodia del country, e infine a chiusura dell’album Moonlight Mile.

Celebre la copertina, realizzata da Andy Warhol, che raffigura dei jeans, la cui cerniera era apribile, nella versione LP. La volgarità dei testi, il rifiuto della convenzioni e delle censure, sono il biglietto da visita dei Rolling Stones. Eppure la rivoluzione dei costumi gli Stones la facevano sopratutto negli scoppiettanti live, in cui le movenze erano tutto. L’immagine, il corpo, le allusioni sessuali erano in centro nevralgico di una generazione cresciuta leggendo Tropico del cancro.

La fama della copertina era data anche della credenza che il modello che indossava quei pantaloni fosse Jagger, mentre in realtà si trattava Joe Dallesandro, attore dei film di Warhol. Nei vari paesi ha subito censure e rilasci di copertine diverse, ma non meno inquietanti, come nel caso della Spagna e in Russia.

Il successo arrivò anche in in Australia, Canada, Olanda, Norvegia, Spagna e Svezia, paesi dove l’album raggiunse il top delle classifiche. L’album si trova ora alla posizione numero 64 della classifica dei 500 album migliori secondo Rolling Stones. Secondo la critica infatti l’album presenta un rock sporco, senza rivali, nemmeno nella produzione stessa degli Stones, considerato per la qualità al pari del capolavoro considerato, al pari con Exile on Main St. del 1972.


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