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Station to Station: l’abisso del Duca

Scritto da il 23 Gennaio 2021

Soundtrack da ascoltare durante la lettura:”Station to Station”- David Bowie

Station To Station compie 45 anni: l’album di transizione della trilogia berlinese, è il viaggio allucinato di una mente al limite. Per festeggiare l’anniversario, Parlophone rilascerà un’edizione speciale in vinile rossa e bianca.

The Thin White Duke, ovvero il buio

1976. Una figura esile in giacca e cravatta e capelli chiari si fa strada sul palco. Un corpo piegato su sé stesso, spettrale, che difficilmente riuscirebbe a catturare l’attenzione nel traffico umano di Londra. Ma in quel momento c’è silenzio: tutti gli occhi e le telecamere sono su di lui. Accende una sigaretta. Si prende il suo tempo. 

David Bowie è irriconoscibile, con quell’aria da nobile europeo decaduto. Uno sguardo gelido, privo di emozioni. Uno zombie amorale: è il Thin White Duke.

La creatura più oscura e controversa di Bowie protagonista di Station to Station è anche la più famosa. Meno estrosa e sgargiante di Ziggy Stardust è la concretizzazione degli angoli più bui della sua psiche. Bowie in quel periodo soffriva d’insonnia e come lui ricorda, mangiava “peperoncini e droga”

“È stato un periodo pericoloso per me”, spiega poi in un’intervista “ero distrutto fisicamente e psicologicamente, al punto da dubitare la mia sanità mentale.”

Il Duca Bianco è questo ed altro, misto ad una fascinazione per la simbologia dell’occulto. Un personaggio sgradevole. Un orco. La manifestazione dell’eterna tristezza di una vita al limite. 

Station to station: genesi di una vita al limite

Bowie non ricorda nulla delle registrazioni di Station to Station: un lavoro frenetico, di appena dieci giorni. Sicuramente in qualche luogo di Los Angeles. Lo sa perché lo ha letto. 

Video musicale

La prima traccia di un album è essenziale: serve a catturare l’ascoltatore e trascinarlo in un universo tutto nuovo. Station to station allontanerebbe l’ascoltatore passivo: oltre 10 minuti, ostico, l’inizio di un viaggio più oscuro di quanto ci si possa immaginare. Il testo è pieno di riferimenti all’occulto che sfociano in una crocifissione metaforica di Bowie. La morte è un destino che accomuna tutti gli esseri umani, allo sbando in una vita priva di certezze. La sintesi di un’animo profondamente depresso, e la genesi del Duca Bianco. 

Golden Years è una parentesi dissonante in un album così tetro, anche dal punto di vista delle sonorità si avvicina molto di più al materiale di Young Americans. Il testo tradisce rimpianto e malinconia per una vita che non c’è più, consumata dalle droghe. World on a Wing è un’esperienza totalizzante nel suo essere un inno gospel. Una vera e propria richiesta d’aiuto. 

TVC15 è il brano più movimentato dell’album, con un ritornello trascinante e ritmato che cozza con la traccia precedente. Si dice sia nata da un episodio realmente accaduto della parentesi losangelina di Bowie. Iggy Pop a casa del duca, completamente allucinato, credeva che la televisione stesse inglobando la sua ragazza. 

Stay riflette il romanticismo distaccato ed algido del Duca, con un riff nato nella frenesia delle registrazioni di studio che spesso duravano fino a tarda notte. La ballad conclusiva Wild is the Wind è l’unica cover dell’album, un omaggio a Nina Simone. 

Station to station è il punto di partenza per la trilogia berlinese: parte dei sound di Low si nota già dall’epica title track. A distanza di anni, sembra un disco fatto da una persona totalmente diversa. Non c’è nulla di Ziggy Stardust, ma nemmeno di Bowie: il Duca Bianco lo consuma fino all’osso. È al limite. Sarà a quel puto che contatterà Iggy Pop: fuggiranno a Berlino per disintossicarsi e al tempo stesso la trasformeranno in un punto di riferimento per la cultura musicale europea. 

Leggi anche – Iggy Pop, Bowie e il periodo berlinese


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