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Sfida alla tradizione: che cos’è il movimento #KuToo

Scritto da il 8 Giugno 2019

In Giappone è in corso una guerra molto insolita, che non vede uomini in divisa schierarsi contro il nemico, ma donne di ogni età e ceto sociale spalleggiarsi l’una con l’altra per affrontare armate di tacchi a spillo il titano delle tradizioni secolari nipponiche: è il movimento #KuToo (una sorta di rivisitazione del ben noto #MeToo nato negli USA il 15 Ottobre 2017), da poco divenuto virale e che merita di essere approfondito.

È stato un tweet dell’attrice e modella Yumi Ishikawa ad innescare la reazione a catena: facendo leva su un gioco di parole che avvicina la parola kutsu, scarpe, e kutsuu, dolore, la donna ha segnalato come qualche mese addietro un’azienda le avesse richiesto di indossare obbligatoriamente ed esclusivamente tacchi alti (almeno 5 cm) in ogni giornata lavorativa. In particolare, l’incarico che la modella avrebbe dovuto assumere prevedeva che nel corso di un evento facesse da receptionist, il che significava rimanere per molte ore in piedi ad accogliere gli invitati, con indosso quel tipo di calzature.
Il “grido di battaglia” di Yumi è stato, semplicemente: “Perché le donne devono indossare obbligatoriamente tacchi alti nelle aziende, indipendentemente da problemi di salute del piede, della postura o dal lavoro da eseguire in determinate giornate?”

Potrebbe sembrare un problema facilmente aggirabile, visto che ad oggi non esiste un regolamento ufficiale che regolamenti l’utilizzo di scarpe in ufficio, ma vi è un ostacolo ben più grande per le lavoratrici giapponesi, e prende il nome di tradizione, che nella cultura giapponese è particolarmente radicata e restia ad autosuperarsi. Ma Yumi non si è data per vinta e, nel giro di poche settimane, è stata in grado di sottoporre al Ministro della Salute, del Lavoro e del Welfare una petizione di 27mila firme, la cui richiesta era ben precisa:

Abbiamo consegnato una petizione che chiede l’introduzione di una legge che vieti ai datori di lavoro di costringere le donne a indossare tacchi alti, come forma di discriminazione e molestia sessuale.

Yumi Ishikawa

Eppure, la risposta del governo giapponese, giunta appena due giorni dopo, è stata un prevedibile:

No. Indossare scarpe con tacchi alti è necessario e appropriato.

Takumi Nemoto

Questa prima battaglia sembra esser stata vinta dalla vecchia scuola di pensiero, ma chissà quale sarà il bilancio conclusivo della guerra per la parità dei diritti, che passa anche per piccole cose come l’imposizione non scritta ed unilaterale dell’abbigliamento sul luogo di lavoro. Nel frattempo, non mancano da tutto il mondo episodi di celebrità e personaggi di spicco nell’atto di manifestare in vari modi la loro solidarietà nei confronti di #KuToo e delle donne di un Paese che, è bene ricordarlo, si trova al 110° posto in una classifica di 149 Paesi per quanto riguarda la parità dei sessi e trattamento delle donne.


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