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Sfida alla tradizione – Atto secondo

Scritto da il 11 Novembre 2019

Questa volta è il turno del divieto alle donne di indossare gli occhiali a lavoro

Durante la lettura si consiglia l’ascolto del brano: “Perfect – P!nk”

Il 2019 si è aperto con un fenomeno mediatico alquanto singolare: il movimento #KuToo, che mirava a dar risalto alle proteste di milioni di lavoratrici in tutto il Giappone schierate contro la rigidità della regola non scritta di indossare ogni giorno i tacchi alti a lavoro. E come ben ricordiamo, la risposta del governo è stata tutt’altro che conciliante, piuttosto simile ad un tautologico “è così perché è così” (si rimanda a questo proposito al nostro approfondimento sul tema).
E adesso, lo stesso Paese si trova a dover fronteggiare il secondo atto di questa sfida ad alcune tradizioni dal sapore, a detta di molti, sempre più unilaterale e lontano dal vero spirito del rispetto del passato: stiamo parlando del divieto alle sole donne di portare gli occhiali da vista durante le ore lavorative.

Trending topic su Twitter già da svariate ore, questo boom di solidarietà verso le lavoratrici nipponiche e di accanimento contro certe “regole obsolete” si è manifestato con crescente intensità a seguito di un reportage televisivo che ha messo in luce tali imposizioni estetiche nel mondo del lavoro: è a partire da questa messa in onda che l’hashtag “gli occhiali sono vietati” ha fatto la sua prima apparizione, per poi andare moltiplicandosi in rete a ritmo serrato.

Un grave esempio di miopia verso quella che è un’indiscutibile necessità di tutti, uomini e donne: poter disporre degli occhiali da vista se quest’ultima non è perfetta. Senza contare che non tutti gli individui risultano idonei a portare in alternativa lenti a contatto.

Un altro aspetto, forse il più rilevante, da mettere in evidenza, riguarda l’eterna questione della parità dei sessi: c’è infatti chi ha visto in questo divieto – che, è il caso di ricordarlo, è esteso esclusivamente a receptionist, cameriere, segretarie e via discorrendo, purché di sesso femminile – una grave forma di discriminazione di genere.

Esemplare a questo riguardo l’esperienza riportata sui social da un’impiegata nei ristoranti giapponese, la quale ha twittato di essere stata ripetutamente invitata a togliere gli occhiali in quanto segno di maleducazione ed accessorio che mal si accosterebbe ad un kimono tradizionale.

Siamo proprio certi che gli occhiali da vista non servano a nessun altro?


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