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Sfere Ooho: quando l’acqua dice addio alla plastica

Scritto da il 21 Aprile 2017

È degli ultimissimi giorni una notizia molto curiosa e decisamente degna di nota, che ha del sorprendente, dell’innovativo, dello scientifico ma anche un pizzico di incredibile: sono nate le Ooho, le bolle d’acqua commestibili ad impatto zero sull’ambiente! Vediamo più da vicino cosa sono e come funzionano questi tanto semplici quanto sensazionali prodotti, frutto della genialità degli ingegneri spagnoli Rodrigo García González, Guillaume Couche e Pierre Paslier.

Le sferette commestibili Ooho, che possiamo trovare sia trasparenti sia colorate, non superano le dimensioni di una pallina da golf, il che le rende pratiche, comode ed adatte ad essere portate in una borsetta, disseminate lungo le tappe di una maratona al parco, o magari esposte in bella vista sulle tavole imbandite di eventi e buffet come fossero cocktail sofisticati.
Per quanto riguarda la loro composizione, esse non sono altro che una miscela di alginato di Sodio (che è, molto banalmente, un estratto dell’alga marina comune) e cloruro di Calcio (CaCl).
A renderle uniche nel loro genere è la versatilità che le caratterizza: una volta applicata la tecnica della gelificazione (un semplice processo che talvolta si usa anche in cucina) alla mistura di estratti d’alga, con un costo di produzione di soli 2 centesimi a sfera, si ottengono dei flessibili, freschi, inodori, incolori ed insapori recipienti di acqua pura, che nel giro di una manciata di settimane si biodegradano completamente senza lasciare alcuna traccia (come una qualsiasi buccia di frutta, per intenderci).
Basta mettere in bocca una bolla, schiacciarla tra la lingua ed il palato e… Pop! Il fresco contenuto vi disseterà al pari (anzi, meglio) di una qualunque bottiglietta d’acqua.
Adesso che le abbiamo presentate come si conviene, è tempo di saperne di più a proposito del percorso di pubblicizzazione e di messa sul mercato di questa innovazione, e soprattutto quale impatto avrà non solo sulle nostre vite, ma anche su quella dell’intero pianeta.

Si chiama Skipping Rocks Lab ed è la start-up in rapida ascesa che ha come nucleo fondamentale i tre ingegneri spagnoli, attorno cui orbita un team sempre più composito di ricercatori.
Come mostrato in maniera chiara e simpatica nel loro sito Web, http://www.skippingrockslab.com/index.html, il sogno che questi giovani stanno inseguendo a partire da un’idea nata già 3 anni fa è quello di diventare i leader mondiali nella produzione di recipienti a impatto zero, che spazieranno dai bicchieri ai piatti a quanto di più vario si possa immaginare, al fine di risolvere quello che rimane prepotentemente un tema caldo –anzi rovente-del problema ambientale: l’inquinamento idrico, specialmente degli oceani.
Difficile trovare qualcuno che non sia informato in merito a tale catastrofe naturale, ma è sempre meglio farne rapidamente accenno, a scanso di equivoci: per colpa di tsunami, navi cargo ribaltatesi e dell’ inciviltà umana, in ormai tutti gli oceani si sono andate a formare delle vere e proprie “isole di plastica”. Tra tutte svetta, mastodontica e terribile nei suoi 10 milioni di km² di estensione (più della superficie degli USA!), la regina di queste isole, che prende il nome di Pacific Trash Vortex.
Sarebbe superfluo sottolineare quanto impellente sia la necessità di fermare tutto questo e la speranza che una simile innovazione offra per salvare il nostro pianeta, ed è forse anche per questo motivo che la campagna di sensibilizzazione e di crowdfunding avviata dalla Skipping Rocks Lab attraverso la partecipazione a eventi sportivi e concerti a livello internazionale ha avuto un successo così grande ed immediato: in poche settimane sono stati raccolti più di 400.000 pound tra donazioni e finanziamenti!

A questi ritmi, anche se forse è un po’ prematuro fare delle previsioni, si potranno produrre circa 2000 Ooho balls al giorno, e se questi prodotti divenissero anche i recipienti di soft drinks, alcolici e bevande, a poco a poco si potrebbe dire finalmente basta alla dispersione di un miliardo di bottiglie negli oceani all’anno, per sempre: da una piccola alga alla fine della plastica, da una semplice idea ad una rivoluzione ecologica.
Che questo sia il primo di molti passi avanti per una Terra di nuovo pulita?

 


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