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Senza voce

Scritto da il 16 Luglio 2020

Durante la lettura si consiglia l’ascolto del brano: “ Listen – Beyoncè”

Comunichiamo via chat ma non abbastanza perché si possa chiamare comunicazione.
Raccontiamo la nostra vita ma non abbastanza da far venir voglia di viverla.
E a volte, via chat, ci innamoriamo anche ma non abbastanza da chiamarlo amore.

Fabrizio Caramagna

La comunicazione è alla base della civiltà. L’uomo non può non comunicare, ma non si comunica solo ed esclusivamente con la voce, ma esistono numerosissimi modi di farlo, anche inconsciamente.

In una conversazione, quando l’ascoltatore è interessato, recepisce solo il 30% di quanto l’altro sta pensando: difatti ciò che una persona vuole dire è 100, ma ne riesce a dire 80 ma di questo ottanta l’interlocutore ne ascolta il 60 e ne recepisce sono il 40.

Esistono tre tipi di canale di comunicazione in una conversazione: il canale non verbale, il più importante, poiché rappresenta il 55% di ciò che viene recepito, è composto dalle posizioni del corpo e dai gesti; il canale verbale composto dalle parole che vengono usate e rappresentano il 7% del messaggio che viene inviato all’interlocutore; il canale para-verbale è costituito dalle espressioni e ciò che il nostro corpo comunica.

Le lingue dei segni sono lingue naturali, sviluppate spontaneamente proprio come quelle parlate. Le prime testimonianze risalgono all’Antica Grecia, con Platone, quando spiegava l’esistenza, nel Cratilo. Poi fino al XVIII secolo la lingua venne completamente ignorata da tutti eccetto da chi la adoperava. Anche se nel 1500 Pedro Ponce de Leon fu chiamato ad insegnare ai tre figli sordi di un nobile, è nel XVIII secolo che l’Abate de L’Epée iniziò a studiare i gesti con cui comunicavano i suoi studenti e fondò la prima scuola per sordomuti in Francia, in America nel 1817 avvenne la stessa cosa, mentre in Italia successe tra la fine del Settecento ed il 1850.

Le lingue dei segni iniziarono così ad evolversi e a venire studiate, ma questo progresso venne interrotto quando nel 1880 al Congresso di Milano lo studio delle lingue dei segni venne interrotto, e così, i progressi fatti divennero vani. Fu verso la fine degli anni ’50 che William Stokee, linguista statunitense, tornò a studiare la lingua e fortunatamente sta acquistando sempre più maggiore importanza.

La florigrafia, o linguaggio dei fiori, veniva usato dai giovani ottocenteschi per comunicare tra loro in segreto ed è molto complessa, a causa dei vari significati che un singolo fiore può assumere, poiché è necessario prestare attenzione persino alla mano con cui il mazzo viene consegnato. La sua nascita viene datata nel Settecento in Turchia e veniva adoperata dalle donne degli harem per poter comunicare in segreto con il marito. Il Selam, così era chiamato, era basato sul numero dei fiori nel mazzo, la loro disposizione, i colori e i tipi di fiori utilizzati, e, basandosi su questo, si potevano comunicare stati d’animo, rimproveri e appuntamenti. Questa usanza venne portata poi in Inghilterra agli inizi dell’Ottocento da Lady Mary Wortley Montagan, moglie dell’ambasciatore inglese in Turchia.

Buttate pure via
ogni opera in versi o in prosa.
 Nessuno è mai riuscito a dire
cos’è, nella sua essenza, una rosa.

Giorgio Caproni

Come potete vedere, saper comunicare a voce è importante, ma non essenziale come potrebbe sembrare in realtà, dopotutto anche io, in questo momento, sto comunicando senza la voce.

In una conversazione dove l’interlocutore è interessato, egli recepisce solo il 40% di ciò che si voleva comunicare. Esistono tre canali di comunicazione: verbale, con le parole; para-verbale, con le espressioni; non- verbale, con le posizioni del corpo. La comunicazione verbale è la meno importante poiché esistono altri vari modi di comunicare, due di questi sono: la lingua dei segni, nata insieme a quella parlata ed ignorata fino al XVIII secolo, quando vennero fondate le prime scuole, poi però a causa del Congresso di Milano del 1880, tornarono ad essere studiate negli anni ’50; e la lingua dei fiori, nata in Turchia ed usata dai giovani ottocenteschi per scambiarsi messaggi segreti.


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