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Ciao, Pablito. Eroe gentile

Scritto da il 10 Dicembre 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Giulio Cesare” – Antonello Venditti.

Se ne è andato a 64 anni, per un male incurabile, Paolo Rossi, l’ex calciatore campione del mondo con l’Italia nel 1982 entrato nel cuore di tutti.

“Era l’anno dei Mondiali, quelli dell’86.
Paolo Rossi era un ragazzo come noi”
recita una canzone di Antonello Venditti. Uno dei brani nostalgici che rimanda all’adolescenza di noi nati negli anni settanta.
Pablito era un ragazzo comune, umile, nonostante l’oro che gli era piovuto addosso negli anni precedenti.
Ma è un po’ piu indietro nel tempo che questa mattina ci ha catapultati questa triste notizia.

E’ morto a 64 anni Paolo Rossi.

Ed è stata una sensazione immediata.
I pensieri e i ricordi sono corsi tutti lì, nel 1982.

Pablito.
Uomo timido e gentile.
Garbato, intelligente, imprevedibile in area di rigore e col sorriso sempre pronto.
Compagno di gioco affidabile.
Figlio d’un calcio d’altri tempi.

L’eroe dell’Italia campione del mondo del 1982, quella che battè il Brasile di Zico, l’Argentina di Maradona, la Polonia di Boniek e in finale la Germania di Rummenigge. L’Italia di Zoff e Bearzot.

Io me la ricordo bene quella nazionale. Penso che ce la ricordiamo un po’ tutti perché il suo poster lo abbiamo avuto in camera da sempre.
Quell’immagine un po’ sbiadita, che ha fatto il giro del mondo perché tutti gli occhi erano puntati sui nostri undici straordinari campioni.

L’armata azzurra di Spagna 82

La cavalcata azzurra verso la grande finale di Spagna 82 ebbe dell’incredibile.
Pablito aveva segnato le sorti del grande Brasile di Zico, segnando una tripletta storica che eliminò al secondo turno la nazionale verdeoro dei sogni.


“Quei tre gol del Mondiale di Spagna, quelli che hanno fatto piangere un intero popolo, non erano ancora stati digeriti, forse non lo saranno mai”.

Paolo Rossi

E Pablito divenne capocannoniere di quel Mondiale e vinse il Pallone d’oro nello stesso anno.

Noi bambini eravamo già pronti a sognare…

Ma non avevamo ancora visto niente. Non avevamo ancora visto e goduto la finale.

E me lo ricordo bene quel pomeriggio dell’11 luglio 1982.
Un paese intero, unito da nord a sud in attesa fremente di quella finalissima dei Mondiali di Spagna.
Un pomeriggio interminabile.
Noi bambini preparavamo bandierine di carta coi pennarelli, sdraiati tutti insieme nell’androne del portone.
Dipingevamo maglie della nazionale di plastica.
Nessuno di noi poteva permettersi di comprarne una originale.
E non c’erano più Juventus, Lazio, Napoli, Roma. Nessun’altra squadra. Eravamo accomunati tutti.
Quei magnifici ragazzi azzurri erano patrimonio e diritto di ognuno di noi.
Diritto di sognare.
Una volta tanto sotto un colore universale. Unico.

Il fischio d’inizio non arrivava mai.
Alle 20 eravamo tutti collegati davanti alla tv.


“Menomale che non c’è il fuso orario in Spagna, possiamo guardare la partita anche noi bambini”.
Insieme a padri esagitati, nonni in fibrillazione, mamme che facevano la spola con la cucina per sfamare una combriccola folta e scalmanata fatta di cugini, vicini di casa, ragazzini urlanti e fischietti che la raccontavano lunga sull’emozione e l’impazienza di quella serata.

La finale


Italia – Germania.
La gran finale dei sogni.
Stadio Santiago Bernabeu di Madrid.


Nessuno di noi aveva mai visto dal vivo quello stadio, ma vivo resta nel nostro immaginario, vivo resta nella memoria di quei bambini confusi e agitati.
E sarebbe diventato di lì a breve il nuovo tempio del calcio per noi italiani .

Quella sera l’Italia scrisse una delle pagine più felici ed esaltanti del calcio italiano e mondiale.
Le prodezze di quella nazionale e soprattutto i gol di Pablito sono state sicuramente uno dei motivi del grande amore che abbiamo provato per loro.
Per lui.
Tutti.
Tifosi e non.

Aprì le danze proprio Rossi con un gol indimenticabile che ci catapultò tutti in un sogno che all’improvviso ci sembrò più “agguantabile”.
Reale. Possibile.


Ma allora era tutto vero?
Si poteva vincere sul serio?

E fu un’altro magico tris di gol a tre firme che nessuno di noi dimenticò più e che ci incoronò come i più grandi di tutti.
Nessuno era più di noi.
Rossi.
Tardelli.
Altobelli.

Campioni del Mondo!

Notte di sogni, di coppe e di campioni

E fu la festa di una nazione intera che non dormí tutta la notte.
Quella notte.
Una notte di caroselli, di urla di gioia, di abbracci e di lacrime di felicità.


Notte azzurra, notte tricolore, notte d’oro.

“Notte di sogni, di Coppe e di Campioni”.

Ed è così che oggi noi ragazzini degli anni settanta, con padri anziani e nonni che non ci sono più, vogliamo ricordarti, caro Pablito.
Col sorriso e la coppa d’oro in mano.
Tu, patrimonio calcistico ed emozionale di un’Italia intera.
Scritto a fuoco
per sempre.

“Palla al centro per Müller, ferma Scirea, Bergomi, Gentile, è finito! Campioni del mondo, Campioni del mondo, Campioni del mondo!!!”

Nando Martellini, telecronista RAI – Radiotelevisione italiana


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