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Scoperto K2-18b, il pianeta che potrebbe ospitare la vita

Scritto da il 12 Settembre 2019

K2-18b, questo il nome provvisorio dell’ultimo lontanissimo pianeta scoperto grazie al telescopio Hubble che sta accendendo gli animi della comunità scientifica: secondo quanto riportato su due studi separati, uno su arXiv e l’altro su Nature Astronomy, con proposta di pubblicazione sull’Astronomical Journal, il pianeta in questione sarebbe dotato di un’atmosfera ricca di vapore acqueo, di ammassi nuvolosi e di temperature comparabili a quelle terrestri.

Sicuramente un risultato entusiasmante e davanti al quale la mente non può fare a meno di navigare, arrivando ad immaginare colonizzazioni interplanetarie, sonde, ricerche sul campo e quant’altro, anche se, come specificato dall’astrofisico dello University College London, Ingo Waldmann, questa scoperta è tutt’altro che definitiva:

Immaginate di accendere una torcia elettrica a Londra, e di osservarla da New York. Poi immaginate di dover cercare un moscerino che vi si è posato sopra: quello è l’esopianeta. Ora ciò che dovete provare a fare è scoprire di che colore siano le ali del moscerino.

Ingo Waldmann

Detto altrimenti, sarebbe piuttosto sbrigativo e prematuro decretare con assoluta certezza che le caratteristiche e i dati raccolti in merito all’esopianeta siano così inconfutabilmente veritiere e soprattutto che siano sufficienti a determinare con assoluta certezza che l’ambiente interno al globo studiato ospiti la vita: raccogliere in maniera indiretta e di tipo deduttivo informazioni su K2-18b è ben diverso dallo studiare l’atmosfera terrestre o quella di un pianeta “vicino”!

Resta innanzitutto da scoprire con buon margine di sicurezza la composizione interna dell’esopianeta, che al momento si stima solo essere 2-3 volte più grande rispetto alla Terra e che quindi potrebbe non essere costituito da vaste porzioni rocciose a causa delle sue dimensioni. Per farlo, non resta altro che aspettare che strumenti ancora più performanti di Hubble vengano messi in servizio, come il James Webb Space Telescope, il che potrebbe richiedere di pazientare ancora fino al 2021.

Nel frattempo, possiamo sempre mandare in orbita la nostra immaginazione: è semplice, sicuro e non richiede alcun telescopio per funzionare.


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