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ScaraLeo: L’inchiostro per Caparezza

Scritto da il 2 Aprile 2021

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “China Town” – Caparezza

C’è sempre una penna sul comodino.

Tutto quello che serve è l’inchiostro, che guida le dita.

Ok, non sono parole mie. Mi piacerebbe averle scritte, ma le dita mosse dall’inchiostro erano quelle di Caparezza (che, tra l’altro, ha appena annunciato l’uscita del suo nuovo album).

Inchiostro, comunque: è questo il tema di oggi di voicebookradio.com. Come sempre, sentite cosa diranno a riguardo i nostri speaker.

L’inchiostro è anche il tema della bellissima canzone che ho citato, China Town. Secondo Caparezza non serve religione, non servono droghe, serve solo una penna. Da tenere vicina al comodino. Se lei deciderà di muovere la tua mano quando stavi cercando di dormire, le tue dita accenderanno la lampadina e scriveranno.

La parola inchiostro viene dal latino encaustum e dal greco ἔγκαυστον (encaustov), che indicavano una miscela per scrivere, un antenato della sostanza che oggi fuoriesce dalle penne.

Il termine encaustum è poi stato influenzato dal claustrum, il chiostro, il monastero dove i monaci amanuensi copiavano pagine e pagine di opere letterarie. L’encaustum nel claustrum, nel chiostro: “in chiostro”. Così è nata la parola italiana.

Ed è proprio l’inchiostro che ha sempre mosso le dita di ogni persona che sentisse il bisogno di scrivere, per esprimersi, per dire al mondo, a sé stesso, o a nessuno se non a un foglio che gli permettesse di portare all’esterno delle sensazioni interne, come si sentiva.

I quaderni esistono ormai in misura sempre minore, ed oggi la magia della scrittura avviene sempre più tramite i tasti del computer.

Quando dobbiamo scrivere qualcosa di fretta, magari sono le note del nostro telefono a muoverci le dita, e non più la penna. Ma quella sostanza magica di cui è fatto l’inchiostro dell’ispirazione, quella non cesserà mai di esistere, e continuerà ad impossessarsi delle nostre mani.

Alla prossima parola.

 


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