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Sanremo giovanissimo: intervista a Folcast

Scritto da il 8 Febbraio 2021

Oggi voicebookradio.com intervista Folcast, cantautore romano finalista di Sanremo Giovani con Scopriti. Un brano che racconta di una condizione comune e a volte disarmante di chi si è perso nell’immobilità delle stanze vuote interiori. Nonostante questo, la volontà è quella di rialzarsi, di uscire e di trovare dentro se stessi la motivazione, con rabbia e consapevolezza.

Folcast complimenti per essere arrivato alla finale di Sanremo Giovani. Ci raccontI come è nato il brano? 

È nato a casa, in una giornata un po’ così così: il tempo non era bello. Nonostante tutto ero molto ispirato e avevo voglia di scrivere qualcosa al piano, che non è il mio primo strumento: mi ricordo che è venuto subito fuori il ritornello sia a livello armonico che melodico. Anche le parole sono uscite bene o male subito, poi chiaramente le ho messe a posto ore e giorni seguenti: così è nata l’ossatura. Poi a distanza di anni con Tommaso Colliva e Raffaele Scogna abbiamo lavorato allo special, necessario per rafforzare il significato del brano.”

“Scopriti/che fuori non piove/non fa neanche freddo”

Tra i nomi che hanno contribuito al brano tuo brano svetta infatti quello di Tommaso Colliva. Un gigante, vincitore di un premio Grammy per un album dei Muse… come è nata questa collaborazione? 

“Il bello è che per un soffio non lo avrei conosciuto perché mi ricordo che lo scorso anno sono salito a Milano i primi di marzo, quando il lockdown era alle porte. Ho conosciuto Tommaso e nel suo studio gli ho fatto ascoltare delle mie canzoni e abbiamo cominciato a collaborare: Scopriti è stata terminata così, sul divano del suo studio. Tra Roma e Milano. È rimasto molto contento di quello che avevo fatto e da lì abbiamo cominciato a lavorare.”

Spesso la gente ha timore appunto di scoprirsi. Risulta più facile mettere un muro per difendersi dalle persone, ma si rischia di restare soli. Cosa consigli nel pratico per chi si ritrova in questa solitudine spesso imposta?

Per me è stato importante esprimere questo aspetto, metterlo a fuoco: la canzone l’ho scritta per me, era un mio sfogo verso una mia situazione di stasi, di blocco. Era voluta, la cosa. Nel momento in cui è voluta, bisogna prendere per mano la situazione e cercare di uscirne in ogni caso. Chiaramente nel momento in cui è imposta dall’esterno la situazione è diversa.

Qual è la canzone alla quale ti senti più legato e che ti ha fatto pensare “ok, voglio fare questo”?

“Guarda, ce ne sono tante! Però penso sempre a Lover, you shuoud’ve come over di Jeff Buckley, Continuum di John Mayer, The Pretender dei Foo Fighters… vado molto a giornate! Se iniziamo non finiamo più: per fortuna di musica bella e che ti fa venir voglia di intraprendere questo percorso ce n’è tanta. Alcune volte certi brani sono talmente belli che ti fanno pensare:”Già è stato detto tutto”. Però come dice Elio di Elio e Le Storie Tese in una sua intervista tutto è stato scritto, bisogna un po’ giocare con quello che c’è. Però secondo me a livello di emozioni e sensazioni ognuno ha sempre qualcosa da dire.”

Un ricordo che ti resterà nel cuore delle giornate di Sanremo Giovani?

“Quello che mi porterò sempre dentro è in primis il gruppo che si è creato: belle persone prima che artisti, mi sono trovato davvero bene e questo non è scontato. Sicuramente mi ricorderò della grande fortuna che ho avuto per l’occasione in sé: in un momento di pandemia totale è stata una bolla per me, e credo anche per gli altri. Il fatto di fare musica in un momento in cui è tutto fermo… sono stato molto fortunato, a prescindere. È stata una valvola di sfogo di vitale importanza, poi io sono una persona che deve stare a mille. Se non faccio niente impazzisco!”

Folcast invita a sfidare la stasi per poi rinascere. Perché anche nei momenti di solitudine non si deve perdere di vista gli obbiettivi e andare avanti. Spesso le difese che ci proteggono dal mondo sanno essere il peggior nemico: non ci fanno andare avanti.

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