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Sanremo giovanissimo: intervista a Davide Shorty

Scritto da il 1 Marzo 2021

Oggi voicebookradio.com intervista Davide Shorty, cantautore, rapper, producer e finalista di Sanremo Giovani con il brano Regina. Un brano che non ha per niente il sapore di Nuova Proposta e non sfigura se messo a confronto con i big delle scorse edizioni.

Davide, ci racconti come è nata Regina?

Regina è nato in una session di un paio d’anni e mezzo fa con i ragazzi della mia band. Eravamo vicino al Lago Maggiore in uno studio che avevamo affittato in maniera molto amatoriale. Una mattina durante una jam è nato il giro d’accordi –ho scritto testo e melodia nel giro di 15-20 minuti. È stata una sensazione stranissima, come se il pezzo fosse già scritto.

Video musicale

Parla di una persona che in quel momento era la mia compagna con cui poi sono rimasto in buonissimi rapporti tanto che lei essendo attrice si è prestata ad essere il volto della canzone. Alla fine della session riascoltando quello che avevamo fatto questo pezzo è rimasto in maniera particolare e ad un certo punto io l’ho proprio visualizzata sul parco di Sanremo con l’orchestra. L’ho detto ai ragazzi e la cosa è stata accolta con estremo entusiasmo: poi da lì pian piano abbiamo fatto in modo di portarla lì. 

Sorprende che l’arrangiamento sia nato in così poco tempo perché è incredibilmente strutturato, si mescolano un sacco di generi: soul, rap, R&B. Quali sono le tue influenze musicali? Sembra si dividano tra l’italiano e l’internazionale.

Sono felice che tu l’abbia notato. Io ascolto tantissima musica: dall’hip-hop, al jazz, al funk, al soul, al cantautorato italiano. Cerco di spaziare tra tutti questi generi e mescolarli in un modo che sia personale e in cui riesca a rispecchiarmi più facilmente. Nasco come rapper, poi sono diventato anche cantautore e producer per cui in un modo o in un altro ho sempre cercato di mescolare tutti quelli che sono i miei ascolti, cercando di non copiare. Scopiazzare è facile. 

Sanremo

Copiare è diverso dal fare una sintesi per creare qualcosa che sia originale e nuovo. 

È proprio quello il mio intento e spero di riuscirci. Sicuramente declinare declinare determinati generi in italiano senza mescolarli alla tradizione cantautoriale italiana è molto difficile. Motivo per cui nelle mie influenze aldilà di hip hop e rapper americani ci sono anche Lucio Battisti e Fabio Concato. Penso sia fondamentale il mondo in cui hanno tradotto le sonorità degli anni 70: è una cosa bellissima cercare di carpire quella tradizione e quel modo di utilizzare il suono delle parole in funzione della musica.

Ph. Alberto Romano

 

Il tuo primo album si chiama Straniero. Molti giovani fuggono dalla provincia che crea alienazione, ma anche dipendenza. Tu invece hai deciso di trasferirti a Londra. Perché l’Italia continua ad allontanare i giovani che si sentono fuori dal coro?

Penso che sia un po’ una condanna perché in Italia c’è davvero tanto talento e tanto potenziale. Ho paura che in Italia ci sia ancora un retaggio conservatore per certi versi e poco aperto nei confronti dei lavori creativi, quando ti “diverti” poi non diventa più un lavoro. Non voglio fare però di tutta l’erba un fascio: la Sicilia è un calderone di culture diverse, essendo al centro del mediterraneo. Sono siciliano in piena regola nel cercare contaminazioni perché penso che la diversità sia una grande ricchezza. L’Italia allontana i giovani perché, ecco, spesso questa diversità viene considerata una pecca piuttosto che un valore: è evoluzione, non qualcosa da combattere. 

Davide Shorty porta sul palco di Sanremo una consapevolezza musicale -e personale- rara. Il suo brano è la dimostrazione che essere orecchiabile non è sinonimo di scontato. Il 5 marzo uscirà Fusion a metà, prima parte del suo fusion. in uscita ad aprile.

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