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Sanremo 2021: vincono i Måneskin con Zitti e buoni

Scritto da il 7 Marzo 2021

Si vede la terra: dopo nottate chiusi in casa con gli occhi incrociati su RaiPlay ad orari illegali, il Festival di Sanremo è finito. Un’evasione necessaria per quest’anno, anche se ancora squisitamente conformista. È un peccato: lo svecchiamento musicale c’è anche stato, grazie alla presenza di schegge impazzite come Madame, Peyote e gli Extraliscio. Si è svecchiata la musica, ma non lo spettacolo. Tra il monologo costruito da “latte alle ginocchia” della Palombelli e le improvvisazioni di Fiorello che non fan più ridere, bisogna rinnovarsi. Sanremo ha provato a fare un passo avanti, mezzo: ci sarebbe da svecchiare la conduzione ora. Sanremo 2022 condotto da Cattelan per esempio, mettiamoci la firma. 

L’ombra della vittoria di Ermal Meta è stata sventata dai Måneskin, vincitori con Zitti e Buoni. Un brano che fa sentire fin troppo la nostalgia dei concerti. I quattro ragazzi romani portano nuova carica con la loro impronta decisamente all’avanguardia. Così come all’avanguardia è il liceo capitolino J. F. Kennedy da cui proviene Thomas, il chitarrista della band. Un istituto da sempre attento ai giovani e alle loro esigenze, così come la sua radio web diventata, ormai realtà nel panorama nazionale. Un destino che, evidentemente, unisce chi crede nell’arte e nei giovani. I Måneskin, con la loro energia, son riusciti a portare alta la bandiera degli incompresi richiamati all’ordine da una società pettinata quanto Gio Evan stasera. Sono un po’ la rivincita nei confronti dell’ultimo posto di Vasco e dei colletti bianchi che continuano ad essere legati ai canoni classici della bella canzone. Il rock italiano c’è, esiste e va oltre il trio Vasco/Nannini/Ligabue: basta scavare. 

Ermal Meta si è ormai cucito addosso la maledizione del terzo posto: è la terza volta che arriva terzo. Sarà stata la presenza di Gabbani, che in ogni caso è sempre stato presente quando non è arrivato primo. Dovrebbero viaggiare su stazioni parallele. Fanno una risalita al fotofinish Francesca Michielin e Fedez, dati quasi fuori dai giochi. Il pezzo passa tanto anche in radio e macina visualizzazioni, ma la Ferragni, facendo da call center su Instagram, ci ha messo il suo. 

Willie Peyote esce dal podio per arrivare sesto: si porta a casa però il premio della critica Mia Martini con la sua Mai dire mai (La locura).

Da sabotatore del festival lontano dagli appelli social al televoto su Instagram, salito sul palco per divertirsi e prendere in giro la stessa televisione conformista e adoratrice del trash -Boris insegna- è un bel traguardo. Una mosca bianca che ha puntato il dito all’industria che corre dietro ad ogni spettacolarizzazione, un antieroe ed una bella scoperta per chi non lo conosceva. Mai dire mai può considerarsi la nuova Fuori dal Tunnel. Consegnargli il premio in busta dietro le quinte è stata una caduta di stile: non ha nemmeno potuto dire “FantaSanremo” sul palco per la gioia di chi lo aveva in squadra.  Il premio per il miglior arrangiamento va ad Ermal Meta, mentre quello per il miglior testo a Madame con Voce.

Le esibizioni più belle sono state quelle di chi non ha pensato minimamente a vincere: oltre a Peyote le menzioni d’onore vanno agli Extraliscio e allo Stato Sociale. Divertono e fanno divertire dando il tocco di spensieratezza necessari. Mirco Mariani degli Extraliscio è lo zio pazzo che ti porta alle sagre a bere all’insaputa dei tuoi genitori. Un animale da palcoscenico che mette il distorsore al massimo su un brano che inciso è molto più tranquillo. Lo Stato Sociale ha trascinato il pubblico su una canzone pop che si lamenta del pop, per lanciare un bel messaggio: in un anno in cui l’arte è stata giudicata inutile dalle istituzioni, hanno ricordato che le cose che non servono sono le uniche per cui vale la pena vivere. Applausi. 

Altro fantasista del festival è stato Max Gazzé, che all’1:30 ha regalato uno dei momenti più iconici del festival. Novello Clark Kent si è lanciato sulle poltrone in una caduta che è sembrata accidentale, ma, come rivela FantaSanremo, era studiata. Lo smarrimento di Amadeus a Gazzé che esclama un “eh sono caduto” resterà iconico. I meme nascono così, involontari.

Alla fine Sanremo, nonostante le criticità che ha, è una settimana totalizzante in cui gli italiani si ricordano che essere italiani a volte non fa così schifo. È un momento di unione, necessario in un periodo del genere. Andrebbe svecchiato dal punto di vista dello spettacolo, come abbiamo detto in apertura, ma mostra la sua bellezza quando non viene preso sul serio. Quando non si pensa alla gara, ci si diverte ed è questo quello che conta.


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