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Roger Waters: Anzio e lo spettro della guerra

Scritto da il 6 Settembre 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Goodbye Blue Sky” – Pink Floyd

Può far bene ogni tanto ritornare sui propri passi, o su quelli dei propri genitori. È un modo per ritrovare se stessi e far pace con il passato. Dopotutto l’animo di una persona è plasmato dalle sue esperienze di vita e cercare di fuggire è controproducente. Per Roger Waters, ex bassista dei Pink Floyd oggi 77enne, quel luogo a cui fare ritorno è Anzio. 

The Wall e la guerra

La critica al sistema scolastico di Another Brick In The Wall part 2, o la critica al capitalismo di Money e Pigs (Three Different Ones) sono conosciutissime, ma molti si dimenticano di un’altra ossessione di Waters ben radicata nella sua vita personale: la guerra. Suo padre, Eric Fletcher Waters, perse la vita il 18 febbraio 1944 nello sbarco di Anzio, assieme a migliaia di altri caduti. Sei anni fa è stato inaugurato dallo stesso Waters un monumento che li celebra: molte di quelle salme sono tutt’ora disperse in mare.

“Daddy’s flown cross the ocean/leaving just a memory/ a snapshot in the family album/ Daddy what else did you leave for me?” recitano i primi lapidari versi di Another Brick In The Wall part 1. Lo spettro della guerra aleggia in tutto The Wall: Goodbye Blue Sky, Bring The Boys Back Home, Vera. È nelle canzoni meno note, definite banalmente di passaggio, ma presente in modo costante: è la base su cui Pink -e anche Waters- decide di costruire il muro che lo avrebbe protetto ed escluso dalla società. Alla base di The Wall vi è la ricerca del senso della perdita che plasma la vita del protagonista e crea un vuoto che tenterà di colmare senza successo. Goodbye Cruel World è il sipario che segna il taglio netto nei confronti del mondo esterno. 

Roger Waters: The Wall, live in Chile

Un messaggio ancora attuale

E se con la caduta del muro di Berlino Waters credeva di averlo vinto una volta per tutte, il ventunesimo secolo lo ha costretto a ricredersi molto presto. L’uomo continua a costruire muri per escludere tutto ciò che gli fa paura o lo ferisce: è una reazione pressoché istintiva. L’attualità del suo messaggio è possibilmente uno dei motivi che ha spinto Waters a portare The Wall live per intero dopo anni. Il tour mondiale è stato riassunto in un film che ben cattura la grandiosità dello spettacolo, alternando il concerto ad immagini del suo viaggio ad Anzio alla tomba del padre e al memoriale dei caduti. Uscito nel 2015, il documentario mette luce sui tormenti di Waters in un’opera che ad oggi è la manifestazione più sincera dei fantasmi di un uomo che, tra le onde della riviera laziale, ha tentato di chiudere i conti con il suo passato. 


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