Robert Johnson, Il bluesman dall’inferno

Scritto da il 27 Luglio 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Crossroads” – Robert Johnson

“I went to the crossroad, fell down on my knees
I went to the crossroad, fell down on my knees
Asked the Lord above, “Have mercy, now save poor Bob, if you please”

La fama che ha accompagnato Robert Johnson durante tutta la sua breve vita è legata principalmente alla leggenda, alimentata da lui stesso, in cui si vociferava che il bluesman avesse fatto un patto col Diavolo per ottenere un talento quasi innaturale nel suonare la chitarra. Secondo i suoi contemporanei Robert Johnson era, agli albori della sua carriera, un chitarrista mediocre, che un giorno scomparve per tornare tempo dopo e suonare in una maniera che nessuno prima di allora aveva mai sentito. Ascoltandolo ad occhi chiusi si poteva pensare che fossero due chitarre a suonare contemporaneamente. In seguito ad un cambiamento così drastico, la gente cominciò a parlare, a trovare una spiegazione per quel talento quasi sovrannaturale, che faceva uso della tecnica del fingerpicking, che diventerà ben presto una delle tecniche più usate all’interno della musica blues. Così nacque la leggenda che narrava come il musicista avesse stretto un patto col Diavolo dopo averlo incontrato alle crossroad, i famosi crocevia dove pare alcuni demoni sarebbero disponibili a scambi di anime contro favori.

Altri ancora invece avrebbero ricercato la figura del “Diavolo” in un certo Ike Zimmermann, bluesman di cui poco si sapeva a parte il fatto che fosse solito suonare nei cimiteri tra le tombe. Tra i miti inerenti Robert Johnson, va annoverato senz’altro quello riguardante la sua morte. La fonte più certa lo vuole morto per avvelenamento in seguito ad una lite con un barista del posto, la cui moglie, molti sapevano, aveva una relazione extraconiugale con il bluesman. Altri parlano dei suoi ultimi momenti di vita passati in preda alla follia e al delirio, vittima, si presume, di qualche strano incantesimo.

L’unica certezza è la data, Johnson morirà il 16 agosto 1938 a Greenwood, a 27 anni, fatto che lo renderà uno dei primi, se non il primo membro, del famigerato “Club 27”. Sebbene non ci sia nulla di certo in queste storie – e l’alone di mistero che le circonda è sicuramente uno dei motivi che affascinano – una cosa è fuori discussione: al di là dell’origine del talento di Robert Johnson, la sua musica sarà sempre figlia di qualcosa di più grande, destinata a rivoluzionare completamente il futuro panorama musicale blues e rock.


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