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Il ritratto di Dorian Gray, di Oscar Wilde.

Scritto da il 21 Novembre 2017

Di cosa parla. La vicenda si apre nella dimora londinese ottocentesca del pittore Basil Hallward, nel momento in cui l’artista sta facendo sfoggio della sua ultima creazione ad un caro amico, un dandy cinico e carismatico di nome Lord Henry Wotton che perfettamente personifica i caratteri rappresentativi dell’estetismo. Il giovane incantevole soggetto raffigurato nel quadro, Dorian Gray, fa il suo ingresso proprio mentre Basil sta spiegando ad Henry di non voler esporre l’opera per avervi messo troppo di se stesso nel realizzarla. Sin dal primo istante, si avverte fortemente l’ascendente che Lord Henry esercita sul fanciullo con i suoi discorsi sulla vita, su come porsi nei suoi confronti, e sul potere della bellezza, l’unico bene da possedere realmente. Proprio da tali parole il giovane ed innocente Dorian realizza che la sua magnificenza, il suo dono, è solo momentaneo, effimero, e destinato a sfiorire nel giro di una manciata di anni, e così avverte un’improvvisa invidia per quel ritratto, così perfetto ed immutabile nel tempo, che lo porta ad esprimere il desiderio che d’ora in poi sia il quadro ad invecchiare al posto suo, cosicché il ragazzo possa conservare eternamente la propria rara bellezza.
Purtroppo, a volte i desideri si realizzano, e possono comportare delle conseguenze indesiderate: il rapido avvicinamento agli ideali e alla discutibile condotta morale di Lord Henry, unito all’allontanamento da un sempre più preoccupato Basil Hallward, portano il protagonista a cambiare il proprio atteggiamento nei confronti della vita e delle singole persone. Il primo grave avvenimento che concretizza tale trasformazione si ha quand’egli si innamora perdutamente di una giovane attrice dalle grandi doti recitative, Sybil Vane, così leggiadra e calata nel personaggio da rendere impossibile a chi la guarda di staccarle gli occhi di dosso e dall’esserne completamente rapito. Purtroppo, la sera in cui Dorian torna a teatro per mostrare il suo angelo a Basil e Lord Henry, la fanciulla recita malissimo, perché ha capito di voler stare con Dorian e di non avere più spazio nel proprio cuore per la recitazione: vuole lasciare il teatro per amor suo, per sempre. Aspre e dure sono le parole del ragazzo, che smette di provare qualsiasi forma di affetto e di attrazione per quell’attrice ora così scialba e sciocca ai suoi occhi, e la rifiuta fermamente, deciso a non rivederla mai più. La sera stessa, al momento di rincasare, Dorian si accorge che sul dipinto che lo raffigura è incredibilmente comparsa una ruga, un’espressione di crudeltà. Preso dallo spavento, si precipita a scrivere un’appassionata lettera in cui chiede perdono a Sybil, lettera che non verrà mai recapitata, in quanto Lord Henry fa il suo ingresso in casa Gray comunicando al protagonista l’appena avvenuto suicidio di Sybil Vane. Una colpa del genere avrebbe dilaniato la coscienza di chiunque, ma non la sua: Dorian non solo non riesce a provare un vero dolore, ma si getta ancor più a capofitto nella perdizione e nella ricerca del piacere in tutte le sue forme, noncurante delle chiacchiere che circolano sul suo conto ed inizialmente compiaciuto delle trasformazioni quotidiane che subisce il suo ritratto, opportunamente nascosto in uno studio abbandonato.  Questa rapida discesa nella dissolutezza morale e nella sregolatezza sembra non trovare un freno nemmeno con l’acuirsi dell’ossessivo attaccamento al dipinto, così ripugnante ed al contempo affascinante, e neanche con l’aumento delle dicerie sul suo conto da parte dei membri dell’alta società, che si allontanano da lui senza però mai perdere l’interesse e la curiosità riguardo al suo aspetto così puro e giovanile.
Una sera, dopo anni di silenzio, il pittore Basil si reca dall’adoratissimo Dorian nell’estremo tentativo di scuoterne la coscienza, di trovare ancora del buono in lui, e gli intima di pentirsi di tutte le nefandezze ed i peccati compiuti anche quando l’ormai adulto Gray gli mostra il disgustoso dipinto, che oramai raffigura un vecchio decrepito dall’agghiacciante ghigno e dall’astuto sguardo calcolatore: il segreto della sua giovinezza. Malauguratamente, la lite ha un esito oltremodo tragico, dando come unico risultato la morte di Basil, pugnalato al cuore, ed una nuova agitazione nell’animo di Dorian, ancora una volta incapace di provare alcun sentimento di pietà e di pentimento. La sua vita continua a precipitare, il vecchio amico scienziato Alan Campbell che aveva ricattato affinché distruggesse in una soluzione acida il corpo di Basil si suicida qualche tempo dopo aver compiuto la sua raccapricciante opera, ed il fratello di Sybil James quasi lo smaschera quando sente una prostituta in un posto malfamato appellarlo come faceva la sorella, “principe azzurro”, anche se il protagonista riesce temporaneamente a salvarsi solo grazie ad un escamotage: come potrebbe essere lui Dorian Gray, se  Dorian a quest’ora dovrebbe essere sulla soglia dei quarant’anni, mentre lui ha l’aspetto di un giovinetto?
Inquieto ed ossessionato dalla paura di venir ritrovato da James, il protagonista si ritira nella sua tenuta di campagna, dove la paura di venire scovato trova il suo fondamento nel momento in cui scorge James fuori dalla finestra. Quando l’uomo viene accidentalmente ucciso durante una battuta di caccia, Dorian capisce di essere andato troppo oltre, di dover tornare alla bontà e al fare del bene, nella speranza che il ritratto torni al suo antico splendore così come la sua anima corrotta e marcia. Preso dall’ira per i suoi insuccessi e per non essere stato creduto neppure dal suo amico di una vita Lord Henry, Dorian Gray lacera il ritratto con un pugnale. “Entrarono [i servi] e videro, appeso alla parete, uno splendido ritratto del loro padrone, così come l’avevano visto l’ultima volta, in tutto l’incanto della sua sublime bellezza e giovinezza. A terra, un uomo morto, in abito da sera, con un coltello conficcato nel cuore. Era decrepito, avvizzito, repellente in viso. Fu solo dai suoi anelli che lo riconobbero.”

Perché consigliarlo. Intenso ed elegante, caratterizzato da una trama che non ha eguali in materia di originalità ed unicità, senza poi dimenticare l’abbondanza di descrizioni che fanno immergere alla perfezione il lettore nei fastosi palazzi della Londra ottocentesca tanto quanto nei raccapriccianti locali malfamati che caratterizzavano i porti dell’epoca: Il ritratto di Dorian Gray è una delle perle più luminose che la penna di Oscar Wilde abbia mai prodotto.

Per chi consigliarlo. Se studiando la vita estetica kierkegaardiana –a scuola o per vostra curiosità personale- siete rimasti colpiti dalla figura di Johannes, personificazione dell’esteta per eccellenza, quell’uomo che vive in un perenne stato di ebbrezza intellettuale, che fugge la ripetitività della vita regolare, spingendosi con foga verso esperienze sempre più eccitanti ed emozionanti, allora scoprirete che Dorian Gray è un eccellente esempio di tale figura. Ciononostante, Il ritratto di Dorian Gray rappresenta un’avventura appassionante anche per i più piccoli, che si lasceranno ammaliare da questa trama insolita e coinvolgente senza “leggerla” con gli occhi della filosofia. Un’opera da provare assolutamente!


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