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“Riflettete, però ricordate che siete al cinema”: Tre Manifesti a Ebbing, Missouri

Scritto da il 21 Aprile 2018

Tre Manifesti ad Ebbing, Missouri è un film del 2017 scritto e diretto da Martin McDonagh, vincitore di tanti premi prestigiosi come due Oscar e quattro Golden Globe.

Il film narra degli eventi che seguono l’affissione di tre enormi cartelli su una strada semideserta appena fuori la cittadina di Ebbing, in Missouri. Questi tre cartelli riportano le frasi “stuprata mentre stava morendo”, “e ancora nessun arresto”, “come mai, sceriffo Willoughby?”.

A far affiggere i tre cartelloni è Mildred Hayes, madre di Angela Hayes: quest’ultima venne arsa viva e violentata 7 mesi prima dell’affissione dei suddetti manifesti, e in questo periodo le indagini non avevano portato ancora a nessuna conclusione. Da qui l’idea dei cartelloni provocatori, affissi nella speranza che questo gesto avrebbe portato ad una svolta nelle indagini.

Ben presto però ci si accorge che la vicenda dei tre manifesti è solo la punta di un iceberg molto più grande: quella di Ebbing è una piccola comunità radicata nella mentalità retrograda degli Stati Uniti del Sud, dove gli insulti razzisti e omofobi non scandalizzano, dove la polizia agisce in maniera autoritaria e la violenza la fa da padrona. Gli stessi personaggi delle vicende portano con loro un background fatto di violenza e rabbia: Mildred ad esempio è una donna divorziata, con un marito violento alle spalle, arrabbiata con il mondo e in cerca di “giustizia” per la sorte toccata a sua figlia.

Il film pone sul piatto tematiche molto forti, che possono però essere scisse in due piani paralleli, ma mai distanti: uno più generale ed ambientale, ed uno più intimo. Il primo mostra la realtà che ancora si vive in tante zone degli USA: omofobia, razzismo, abuso di potere e giustizia fai da te. Emblematica è una frase che pronuncia lo sceriffo Willoughby: “se cacciassi dal dipartimento tutti quelli che odiano i negri, resterebbero 3 agenti, che comunque odierebbero i froci”.

In un piano più intimistico possiamo notare come ci siano delle emozioni che predominano in tutte le azioni dei personaggi, in particolar modo la rabbia. Tutti sono arrabbiati per qualche motivo, con qualcuno o con qualcosa, e questa rabbia porta i personaggi a compiere azioni violente e spregiudicate. Il personaggio che per primo esce da questo meccanismo è lo Sceriffo Willoughby, che come una sorta di Grillo Parlante, inizia a convincere gli altri personaggi della vicenda ad abbandonare questa rabbia, per riscoprire sentimenti come l’amore e la speranza. Così anche gesti semplici, come l’offerta di un bicchiere di succo, portano uno spiraglio di luce nella vicenda.

A sentire tutto ciò, il film sembrerebbe drammatico e un po’ noir, giusto? Invece la situazione è diversa: la pellicola è piena di ironia e i personaggi si prendono in giro da soli, in maniera anche tragicomica. Questo è anche merito dell’ottima sceneggiatura e regia delle scene: un personaggio può leggere una lettera piena di fiducia ed amore in un edificio mentre fuori un altro, accecato dalla rabbia, dà fuoco all’edificio stesso con delle bombe Molotov.

In sostanza Tre Manifesti ad Ebbing, Missouri è uno di quei film candidati a diventare un classico della Settima Arte, questo grazie a personaggi, ambientazioni e narrazione rese alla perfezione, e tutto l’insieme pare dire continuamente agli spettatori “Riflettete, però ricordate che siete al cinema”.


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