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Rainbow Freeday: nasce la casa degli indipendenti

Scritto da il 21 Gennaio 2021

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Canguro” – Fulminacci

Voicebookradio.com intervista Simona De Melas, manager e organizzatrice sanremese tra gli ideatori della prima edizione di Rainbow Freeday. 15 giorni di musica indipendente dal 15 al 30 gennaio, un’iniziativa titanica a metà tra il virtuale e il reale pronta a dare un segnale di ripartenza alla musica.

Tre domande a Simona De Melas sul futuro della musica

Rainbow Freeday è un’impresa coraggiosa che mira a mettere al centro una realtà della musica italiana che vive di live e che è ben più diversa e sfaccettata di quello che le hit parade classificano come “indie“.

Raibow Freeday: un evento titanico, un festival musicale 2.0. Com’è nato? Qual è il suo obbiettivo in un anno privo di concerti? 

“È nato grazie ad un gruppo di professionisti del settore del mondo della musica, dell’arte, del cinema e della comunicazione con l’intento di valorizzare in questo periodo storico, gli indipendenti e la ripartenza di un settore così importante. L’obbiettivo è dare una continuità alla cultura e chiedere quanto prima la ripartenza di un settore chiuso ormai da troppo tempo.”

All’estero molte realtà stanno organizzando concerti in streaming. Sono un modo per ripartire? Oppure la musica non può essere divisa dal live? 

La Cultura può avere anche una vita in streaming ed il Rainbow ne è una grande dimostrazione che ha, in soli due mesi, dato spazio ad oltre 500 realtà con un palinsesto di più di 200 eventi. Per il teatro e la musica, in particolar modo, c’è assoluta necessità di contatto tra il pubblico e l’artista e viceversa. Live e streaming sono due modi differenti che forse possono convivere ma l’uno non sostituisce l’altro.

Rainbow Freeday lancia un bel messaggio: sostenere la musica indipendente. Cosa spinge persone come lei a credere negli emergenti?

“Indipendenti non significa emergenti. Questa domanda è però per me fondamentale: dopo vent’anni di attività nel mainstream, ho scelto di lavorare nel mondo indipendente e sono principalmente motivata sugli emergenti perché hanno quella “fame” che dopo scompare.”

La musica non si ferma. Ma gli occhi sono lì, sul palco: c’è voglia di ritornare a gridare a squarciagola ogni nota stonata, pieni della voglia di rivivere emozioni forti. Intanto Rainbow Freeday continua a lottare e a credere in un settore pronto a risvegliarsi.

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