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Quello che forse non sapevate sul Futurismo

Scritto da il 26 Novembre 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Sogni, intermezzo da L’Aviatore Dro” Francesco Balilla Pratella

Il Futurismo è il primo movimento d’avanguardia italiano. Una nascita e un’esplosione, non solo letteraria, ma artistica in senso lato. Collegato in parte ai vicini scapigliati, il Futurismo pone la cultura italiana verso la modernità europea in contrasto con il passato ‘800.

Fondato da Filippo Tommaso Marinetti e dai compagni Balla, Carrà, Boccioni, e molti altri e attraversato seppur non in tutto da grandi scrittori quali Palazzeschi, Prezzolini, Soffici. Non a caso il movimento sembra una moneta a due facce, complementari e ma, qualche volta opposte. Da una parte un Futurismo ideologico che esaltava la guerra, il coraggio, l’interventismo; dall’altra si parla di rivoluzione artistica, tecnica, intenta a cercare nuovi linguaggi e forme.

Ricordiamo che i miti del tempo erano: la dinamicità, la macchina, l’aereo, l’elettricità, in sintesi la velocità.

Le innovazioni letterarie e i Manifesti della poetica

Le innovazioni letterarie furono molte: dal verso libero alle parole in libertà. Nessun vincolo, nessuna o tutta la punteggiatura che si vuole, nessuna regala, le parole venivano disposte sul foglio secondo un ordine doppio, visivo oltreché letterario, come a formare schizzi, linee, figure. L’aspetto grafico e quindi visivo delle pagine davano nuovi significati, alcune sembrava prendessero le sembianze di quadri.

Furono vari i manifesti del Futurismo. I più conosceranno quello del 1909 pubblicato in francese su Le Figaro dal gran capo del futurismo Filippo Tommaso Marinetti. Dal contenuto ideologico più che artistico, il Manifesto è un’esaltazione della modernità, della macchina, della tecnica, della città industriale. Si trova in queste pagine la piena espressione dell’immaginario della modernità.

futurismo

Vi compare un’ideologia improntata al furore critico-negativo di Nietzsche, volta a celebrare gli istinti, i giovani, la danza, la gioia della distruzione, l’amore per la guerra, la velocità, l’aggressività, gli atteggiamenti militareschi, virili ed eroici.

Sul piano culturale ed artistico, si propone la distruzione della tradizione e del passato, delle accademie, delle biblioteche, dei musei, delle città antiche e si afferma un nuovo criterio di bellezza, da ritrovare nella velocità e nella macchina, nella tecnologia e nella industria e, dunque, nel moderno.

L’obiettivo è stupire, scandalizzare, provocare, lasciare a chi osserva un effetto di shock violento. Si tratta di uno stile-azione, di una scrittura che riproduce il gesto violento ed è dunque omogenea al proprio messaggio.

Un altro manifesto del Futurismo fu il Controdolore di Aldo Palazzeschi. Rispetto a quello sopra analizzato, questo sottolinea ancora di più la tensione verso il nuovo, l’ansia di liberarsi da sentimentalismi e moralismi con un tocco di humor, che caratterizza il momento alternativo dell’avanguardia.

Aldo Palazzeschi dal Futurismo ad una via solitaria

Contro la serietà, la tragedia, la ragione, Palazzeschi, con i futuristi, inneggia alle qualità più semplici e spesso sconosciute all’uomo: ridere, ironizzare, creare delle caricature. I nemici sono le cose gravi. Palazzeschi è a favore di una letteratura “leggera”, senza eccessivi problemi ideologici ed esistenziali. Motivo per cui quando il movimento Futurista diventerà troppo ideologico lo abbandonerà.

La superiorità dell’uomo su tutti gli altri animali è che solo ad esso è dato il privilegio divino del riso“.

Il Controdolore, Palazzeschi

Il romanzo più famoso di Palazzeschi è Il codice di Perelà che ha come protagonista un misterioso personaggio, un uomo fatto di fumo, del quale sono narrate le vicende della sua missione nella società. La figura di Perelà rispecchia perfettamente il pensiero palazzeschiano: cosa se non il fumo potrebbe essere più leggero? La leggerezza per contrastare la complessità di una cultura a suo dire stupida. È di colore grigio non a caso: nega tutti gli altri, senza avere un’identità propria.

I personaggi di Palazzeschi si isolano dai luoghi comuni, dalla gente comune e soprattutto si diverte ad osservare queste persone affannarsi attorno a cose da niente: il successo, il denaro e le apparenze.


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