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Quarto potere: quanto credi nei media?

Scritto da il 30 Luglio 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Radio GaGa” – Queen

Signore e signori, vogliate scusarci per l’interruzione del nostro programma di musica da ballo, ma ci è appena pervenuto uno speciale bollettino della Intercontinental Radio News. Alle 7:40, ora centrale, il professor Farrell dell’Osservatorio di Mount Jennings, Chicago, Illinois, ha rilevato diverse esplosioni di gas incandescente che si sono succedute ad intervalli regolari sul pianeta Marte. (…)”. Queste furono le prime parole dell’intervento nel programma radiofonico Mercury Theatre on the Air dell’allora ventitreenne Orson Welles, il 30 ottobre 1938. La trasmissione proponeva titoli di libri consigliandoli al pubblico, e l’intento di Welles era quello di stimolare la curiosità dei radioascoltatori nei riguardi de La Guerra dei Mondi, romanzo di H. G. Wells su un’invasione di marziani a Londra: seguendo lo stile dei notiziari radiofonici, Welles descrisse passo per passo in diretta un attacco alieno agli Stati Uniti. Ovviamente nulla di tutto ciò era reale, eppure molti ci credettero e le reazioni furono incontrollabili: fiumi di persone per le strade pronte a fuggire il più lontano possibile, follia e paura generale e addirittura un suicidio. Il nostro Orson riuscì a risolvere tutte le conseguenze di questa azione solo grazie a una buona squadra di avvocati, ma la risonanza di questo evento rese questa fake new celeberrima fino ad oggi. Il proposito di Welles era del tutto artistico, avendo voluto giocare col mezzo radiofonico per trasmettere la cultura in modo -forse un po’ troppo- fantasioso, e solo anni dopo gli fu riconosciuto un merito per l’esperimento.

Dopo l’esperienza radiofonica, a venticinque anni esordì alla regia: Quarto Potere (Citizen Kane, 1941) ha come oggetto nuovamente i media. Il protagonista è il magnate della stampa Charles Foster Kane, da bambino affidato ad un banchiere per imparare ad amministrare le finanze, da adulto proprietario di gran parte delle testate giornalistiche americane, con una vita segnata da una serie di perdite che dividono Kane in due persone: personaggio pubblico di spicco, uomo tremendamente solo nel privato. Questa pellicola è considerata dalla critica come fondamentale per il passaggio dal cinema classico a quello moderno, per una resa completamente diversa dell’immagine filmica grazie alle tecniche della profondità di campo e del grandangolo; il progetto del regista e dello sceneggiatore Herman Jacob Mankiewicz era quello di riprodurre, tramite Kane, la figura di William Randolph Hearts, importante personaggio dell’editoria, possessore di varie testate giornalistiche -il quale si indispettì aspramente per questo riferimento- e criticare la politica economica del New Deal attuata dal presidente Franklin Delano Roosevelt.

È interessante notare come anche in questo caso Welles abbia voluto mettere in evidenza quanto gli strumenti di divulgazione come quotidiani, radio e cinema possano implicare un’ambiguità di fondo che li rende ingannevoli, nonostante siano universalmente considerati altamente affidabili e veritieri: Kane all’esterno è un cittadino americano modello, d’esempio per chiunque per il suo successo, eppure cova nel suo intimo drammi che non riuscirà mai ad affrontare, legati ad un’infanzia negata e alla difficoltà nel mantenere legami affettivi stabili; è un giornalista, perciò dovrebbe informare i lettori rispettando la verità, e invece gioca continuamente con le notizie, deformandole, per avere più audience.
Chi sia Charles Foster Kane è la domanda fondamentale del film, ma non riceverà alcuna risposta, poiché la sua doppiezza -come quella dei media- non può essere interpretata, né districata.


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