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Musica

Quando Santana divenne Devadip

today27 Settembre 2019

Background
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Santana è stato un formidabile esploratore e al di fuori dei successi commerciali la sua carriera ha virato per un periodo lungo tre album, dal 1974 al 1980, sul Jazz e l’esoterismo.

La trilogia che nella sua autobiografia, The Universal Tone, il chitarrista definisce “più personale” della sua produzione contro il volere del presidente della Columbia Records, Clive Devis e il manager Bill Graham, Santana e il suo batterista decisero di registrare Caravanserai (Columbia, 1972).

Il lancio dell’album sancisce il periodo di collaborazione di Santana con il chitarrista John McLaughlin e con Alice Coltrane all’arpa.

Proprio l’incontro con McLaughlin segna la svolta spirituale di Santana, che diventa discepolo del guru indiano, Sri Chinmoy, i cui insegnamenti prevedevano la meditazione e l’astinenza da alcol e droghe. In questo momento il nome di Santana diventa Devadip, che in sanscrito significa “luce e occhio di Dio”. Così sarà nominata anche la trilogia, Devadip Carlos Santana, per distinguerla dal resto della produzione che che invece vedeva la collaborazione della Santana Band.

La trilogia comprende Illuminations (1974), Oneness (1979), Swing of delight (1980).

Illuminations allunga le distanze da chi si aspettava un Santana da Oye Como va. Nell’album infatti è forte il distacco dalle sonorità latine e rock per lasciare spazio al mistico.

Dopo cinque anni è la volta di Oneness, più accessibile e aperta al gusto dei fan.

È con Swing of Delight, l’album meno mistico dei tre, che Santana mette fine alla trilogia, complice anche l’inclinarsi dei rapporti con il guro, e il definitivo abbandono del percorso spirituale. Sri Chinmoy rimane deluso e Santana in un’intervista per Rolling Stone confessa:

He told all my friends not to call me ever again, because I was to drown in the dark sea of ignorance for leaving him.

Sebbene la trilogia non abbia accolto un largo favore del pubblico, rimane uno step fondamentale nella carriera di Santana, che ha potuto variare in mood e stili secondo le sue esigenze espressive, senza la pressione della casa discografica.

Written by: Federica Ferrazza

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