Quando il gioco si fa duro…

Scritto da il 28 Luglio 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Shout” – Otis Day & The Knights

Ci sono dei film che dopo qualche anno perdono smalto ed altri che a distanza di anni fanno sempre lo stesso effetto. “Animal House” uscì nelle sale americane il 28 luglio del 1978 e ancora oggi ha lo stesso effetto dirompente, la stessa carica dissacratoria e la garanzia di risate a crepapelle.
La ricetta di questo capolavoro è il risultato di un’alchimia di quelle che capitano di rado: il debutto di un pezzo da 90 quale era John Belushi e l’affermazione di John Landis, un regista che avrebbe segnato Hollywood e la commedia made in USA in modo indelebile. Belushi è durato troppo poco, ma anche solo con questa pellicola e con “The Blues Brothers” ha cambiato il ruolo del comico per sempre: il suo Blutarsky ha dato vita a numerosi “toga party” e all’ormai inflazionatissima frase “Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare”.

Con Animal House nascono ben due generi, il college movie, la storiella ambientata all’interno della scuola con il suo microcosmo, ma soprattutto il cinema demenziale, che al suo inizio già arriva ad una vetta forse mai più raggiunta.
La storia raccontata sembra già nota, perché fu copiata in ogni modo possibile da dozzine di altri filmetti, senza arrivarci nemmeno tangenzialmente: una confraternita scassatissima raccoglie tutti i reietti, i pigri, gli incapaci, i farfalloni del college, mentre il preside trama strategie per farli espellere. Il cast annovera un sornione Donald Sutherland, un giovanissimo Tom Hulce e Kevin Bacon in un ruolo da cattivo che prefigura le sue migliori performances della sua carriera, ma anche nomi meno noti che riconoscereste al volo.
La visione di Animal House è da raccomandare non solo per la certezza di un paio di ore di divertimento, ma anche per ricordare che non sempre le imprese in cui si investe economicamente meno sono quelle meno remunerative; fu campione di incassi a fronte di una spesa iniziale minima, perché il pubblico premiò il talento di una banda di giovani che andarono oltre ogni convenzione per realizzare un film davvero nuovo.
Perché vederlo? Anche solo per una colonna sonora pazzesca e per riscoprire quanto ci fa ballare Otis Redding!


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