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Quando i Rolling Stones fecero piangere Angie

Scritto da il 16 Febbraio 2021

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Angie” – Rolling Stones

Storia e leggende metropolitane di Angie, brano indimenticabile dei Rolling Stones che ancora fa sognare per la sua trascinante melodia.

Nei giorni scorsi mi è capitato di leggere un post sui social che descriveva Angie dei Rolling Stones in questi termini: “Un gran bel giro di chitarra con un testo del cavolo”. E allora, poiché amo molto questo brano e, per sfatare il commento un po’ “impietoso”, ci ho ragionato su, riascoltandola più volte. E cercando di entrarci dentro più che potevo.

rolling stones

La canzone fu attribuita sia a Mick Jagger che a Keith Richards, ma è noto che sia stata quasi completamente scritta da Richards.
Angie fu registrata nel novembre e dicembre 1972 ed è una ballata languida, avvolgente, guidata dalla chitarra acustica. Scarna, essenziale.

A sostegno della chitarra risuonano le note di Nicky Hopkins al pianoforte che rendono l’atmosfera ancora più evocativa e nostalgica.

La malinconia del brano e del testo, i sussurri di Jagger quasi intorpidiscono il cuore. E’ la fine di una storia d’amore. Recriminazioni, rimpianti, memorie che martellano due anime trafitte da una sorte avversa.

Tutti i sogni che tenevamo così vicini sembravano svanire tutti in fumo
Lasciami sussurrare nelle tue orecchie
Angie, Angie, dove ci condurrà il destino da qui?

Angie

Non è affatto un racconto scontato quello che canta Jagger. Spontaneo, essenziale, ma affatto scontato. Ritorna con dolore alle notti di lacrime, alla presa di coscienza di un amore svanito.

Perchè?

Perché rendersi conto che non c’è più amore nelle proprie anime non è un passaggio semplice nella vita di nessuno. Baci ancora dolci, parole sussurrate, occhi tristi e consapevoli della fine. Eppure occhi cercati ancora ovunque, anche dopo la rottura della storia. Un flusso emotivo doloroso, che stringe il cuore nota dopo nota, accompagnato da una melodia che appare ancora più struggente dopo averne tradotto il testo.

Una leggenda dura a morire vuole che la canzone fosse dedicata alla prima moglie di David Bowie, Angela o, ancora, alla figlia neonata di Keith Richards, Dandelion Angela o all’attrice Angie Dickinson.

Ma, in fin dei conti, poco importa chi sia davvero colei che questa storia racconta con così tanta enfasi. Quello che resta, una volta finito di ascoltare un brano così avvolgente, è la piena consapevolezza di averle tentate tutte, pur avendo perduto la cosa più vitale… l’amore.

Angie, Angie, non possono dire che non ci abbiamo mai provato


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