Premio Pulitzer 2020: il giornalismo non si ferma

Scritto da il 5 Maggio 2020

Durante la lettura si consiglia l’ascolto del brano: “Glorious – Macklemore ft. Skylar Grey”.

Sono stati finalmente decretati i vincitori del Premio Pulitzer 2020, la più prestigiosa onorificenza statunitense per giornalismo, successi letterari e composizioni musicali. Famoso in tutto il mondo, il premio venne istituito da Joseph Pulitzer e, gestito dalla Columbia University di New York, fu assegnato per la prima volta nel 1917. Le categorie che ricevono il celebre riconoscimento sono 22: 15 per il giornalismo e 7 per gli altri ambiti.

A proposito del giornalismo, per la sezione “Public service”, il Premio Pulitzer è andato all’Anchorage Daily News con il contributo di ProPublica, per una serie di articoli che hanno illustrato la complicata situazione di alcune località dell’Alaska “dimenticate” dalla polizia.

Uno dei protagonisti di quest’edizione è senz’altro il pluri-premiato New York Times, che si è aggiudicato tre medaglie d’oro. Le prime due per la cronaca internazionale, grazie ai “coinvolgenti” brani sul regime di Vladimir Putin in Russia, e per il giornalismo investigativo con l’inchiesta di Brian Rosenthal sulle irregolarità nell’industria dei Taxi della Grande Mela. Il terzo riconoscimento al NYT, per la categoria “Commentary”, è stato vinto grazie alla partecipazione di Nikole Hannah-Jones al progetto multimediale “1619”, sulla storia della schiavitù in America, che ricorda l’anno dello sbarco della nave con a bordo primi schiavi africani.

Il tristemente storico tema di conflitti e discriminazioni razziali in America sono infatti al centro di molti dei lavori premiati in questa centoquattresima edizione. Per la categoria “Breaking News Reporting” è stata premiata la redazione del The Courier-Journal, che si è dedicata alle grazie concesse dal governatore del Kentucky, tutte caratterizzate “da opacità, disparità razziali e violazioni delle norme legali”, secondo quanto scrive il portale dell’Oscar del giornalismo.

Il riconoscimento per la tv è andato a «The Central Park Five» di Anthony Davis, dedicato ai cinque ragazzi di colore ingiustamente condannati nel 1989 con l’accusa di aver violentato una ragazza a Central Park.

Per la letteratura, Colson Whitehead si è guadagnato il suo secondo Pulitzer in tre anni con il romanzo «I ragazzi della Nickel», ispirato a una scuola-riformatorio per soli maschi in Florida, che ha visto migliaia di bambini e ragazzi sottoposti a feroci abusi fisici e mentali. Whitehead ha raccontato la storia del giovane Elwood, rinchiuso nella Nickel Academy con la sola colpa di essere nero.

Per il Giornalismo Audio, vediamo incoronato “This American Life”, grazie al modo rivelatore e intimo con cui l’episodio “The Out Crowd” ha trattato la rigida decisione del presidente statunitense relativa all’immigrazione proveniente dal Messico, da anni argomento di numerose contestazioni.

Il Washington Post si è aggiudicato invece la categoria “Giornalismo che spiega le cose” per la chiarezza scientifica con cui ha mostrato i tragici effetti del surriscaldamento globale. Premiato anche il Baltimore Sun per la cronaca locale, con una serie di articoli sui rapporti tra la sindaca di Baltimora e il sistema sanitario cittadino.

La carrellata di riconoscimenti prosegue con quelli della cronaca nazionale riservati a ProPublica, per gli articoli legati ai problemi dei Boeing 737 MAX, e al Seattle Times, che si è occupato di alcuni incidenti navali nell’Oceano Pacifico.

Barry Blitt, The Newyorker

Da Pulitzer i disegni e le vignette satiresche con cui Barry Blitt del New Yorker ha preso in giro Trump e la Casa Bianca: in copertina il ministro della Giustizia William Barr e il leader di maggioranza al Senato Mitch McConnell lustrano le scarpe al presidente degli USA. La sezione “Fotografie di breaking news” viene vinta dalla Reuters per i suoi scatti sulle proteste ad Hong Kong, mentre quella sui “Servizi fotografici” premia Channi Anand, Mukhtar Khan e Dar Yason di Associated Press, per aver mostrato e descritto la vita nel Kashmir conteso tra India e Pakistan.

Infine Dana Canedy, amministratrice dei premi Pulitzer dal 2017 e sua ex vincitrice, ha osservato:

Ironicamente i premi vennero assegnati per la prima volta nel giugno del 1917, poco più di un anno prima della pandemia della febbre spagnola. […] In tempi difficili come i nostri è più importante che mai far capire che il giornalismo non si è mai fermato, nonostante coordinati sforzi per sabotarne il lavoro.


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