Durante la lettura si consiglia l’ascolto del brano: “Can’t Stop – Red Hot Chili Peppers”
Anche quest’anno l’edizione della COP (la conferenza di tutti i Paesi membri dell’ONU sul clima) si è conclusa con un nulla di fatto.
Esattamente come un anno fa a Katowice, la conferenza di Madrid sul clima è terminata con la decisione, largamente condivisa, di rimandare l’attuazione dell’Accordo di Parigi sul clima. Dunque, per l’ennesima volta, e per cause di forza non maggiore, si rimanda a domani ciò che si poteva fare oggi.
Inutili le manifestazioni, inutili i buoni propositi (rimandati all’anno nuovo), inutili le belle parole dell’establishment e inutile la richiesta gridata a gran voce dal mondo della scienza di rispettare l’accordo siglato nel 2015 a Parigi. Nonostante l’evidente incremento dell’attenzione dell’opinione pubblica al tema, la stretta sembra introvabile e i super cattivoni del clima (USA, Brasile, Arabia Saudita e India) continuano a infischiarsene.
L’aspetto più desolante della faccenda è la scarsa serietà con cui la politica di mezzo mondo sta rispondendo al problema. Guardando ai dati, alle statistiche e alle previsioni degli scienziati, ci si aspetterebbe quantomeno di respirare un clima di allarme di fronte a quella che, a tutti gli effetti, è una grave emergenza. Ciò che invece vediamo e percepiamo, è una nonchalance del tutto impropria e che, visto il ritmo con cui emettiamo, non possiamo assolutamente permetterci. Un approccio al problema ammissibile per chi guarda con indifferenza delle nuvolette all’orizzonte che promettono una pioggerella scarsa, non per chi deve prepararsi ad affrontare una tempesta in arrivo. Comprensibile la frustrazione esternata da Greta, che proprio alla Cop di Madrid ha sentenziato:
I politici fingono di agire, non hanno capito che stiamo di fronte a una emergenza.
Greta Thunberg
Agli occhi dell’opinione pubblica, le Conferenze annuali sul clima, o i meeting straordinari delle Nazioni Unite sul tema come quello di Settembre a New York rischiano di perdere credibilità. Si ha sempre la speranza che essi segnino uno spartiacque o quanto meno un cambio di tendenza e, puntualmente, si rivelano piuttosto un dannoso specchietto per le allodole.
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