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Pino Daniele, nei vicoli della tarantella blues

Scritto da il 4 Gennaio 2021

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Tarumbò” – Pino Daniele

A sei anni dalla sua scomparsa Voicebookradio.com ricorda Pino Daniele e l’immenso bagaglio poetico-musicale che ci ha lasciato in 40 anni di carriera.

C’è una strada, nel quartiere San Giuseppe, che si nasconde fra i vicoli storici di Napoli.
Si nasconde perché è piccola, quasi un angolo intimo che sfugge agli sguardi. Eppure è stata intitolata, da qualche anno, ad uno dei figli più gloriosi di questa città.
Pino Daniele.

Proprio oggi ricorre il sesto anniversario della sua scomparsa che gettò il mondo della musica in un dolore inaspettato.
E in questa giornata il pensiero corre immediato a ripercorrere una carriera stellare. Fatta di sperimentazioni, di sonorità che, un po’ per dispetto, hanno deviato quella che era stata la musica partenopea fino agli anni 70.
Pino è stato una ventata di innovazione incredibile, sempre affiancato da grandi musicisti che hanno sposato la sua stessa voglia di stravolgere e reinventare.

Approdiamo a Napoli negli anni 70

Ma facciamo un viaggio immaginario nel tempo. Fermiamo la barca in porto, al Molo Beverello, e andiamo a curiosare a Napoli in quel ventennio di grande fermento.
Siamo degli anni 70-80.
Immaginate fra il porto e la stazione di Napoli Centrale un viavai di gente, corpi e volti diversi in un incontro popolare-culturale senza pari.

Napoli si è sempre nutrita delle culture che l’hanno visitata. Ne ha raccolto i colori più belli e li ha reinterpretati col suo tocco da sirena.

Come lava del Vesuvio

Come lava del Vesuvio che ribolle esplode una vera e propria ondata di grandi mescolanze artistiche che hanno dato vita a progetti musicali straordinari. Grazie a forti personalità creative come Peppe Barra, Carlo D’Angiò, Eugenio ed Edoardo Bennato, Teresa De Sio sono nate realtà come la Nuova Compagnia di Canto Popolare e i Musicanova che hanno attirato l’attenzione sulla musica folk meridionale. Energica, verace e travolgente.

Dal fermento nasce Pino Daniele

In questo contesto che fermentava in modo così vivace ecco farsi largo proprio il nostro Pino che iniziò suonando il basso in un’altro gruppo che andava per la maggiore, i Napoli Centrale. Anch’esso crocevia jazz-rock di artisti eccellenti.

Ma è nella carriera da solista che Pino Daniele è divenuto ben presto uno straordinario punto di riferimento. Fin da giovanissimo ha creato un sound del tutto nuovo, fatto di sonorità mai approcciate prima. Contaminato dal rock, dal jazz e soprattutto dal suo amato blues. Con un orecchio speciale ai ritmi mediterranei dei paesi più caldi, alle percussioni del sud, alle contaminazioni etniche in una perfetta sintesi fra elementi musicali e linguistici dai mille colori.

La lingua napoletana

E proprio il linguaggio è stato il suo messaggio forte perché, usando il dialetto, ha sdoganato ancor di più la musicalità della lingua napoletana.
Rendendola ancor più comprensibile e familiare al grande pubblico.

In sintesi la sua passione per i generi più svariati e la sua personalissima vena creativa lo hanno portato a creare uno stile accattivante e modernissimo da lui stesso denominato “tarumbò”. A indicare la mescolanza di tarantella e blues, assunti come emblema delle rispettive culture di appartenenza. E da cui nasce un brano omonimo indimenticabile.

Gli angeli custodi della sua musica

Il groove dei suoi brani più datati è travolgente. Una perfetta fusione di ritmo e sound al quale non si resiste. Il famoso “napolitan power”, avviato da lui e da altri grandi compagni di viaggio come Tony Esposito, Tullio De Piscopo, James Senese, Joe Amoruso, Rino Zurzolo solo per citarne alcuni.

Pino Daniele insieme a Tullio De Piscopo, Rino Zurzolo, Joe Amoruso, Tony Esposito e James Senese.

L’intervista a Tony Esposito negli studi di Voicebookradio.com


E proprio Tony Esposito, ospite a novembre negli studi di Voicebookradio.com nel mio programma 5 Play Rock n’ Roll, ha raccontato in diretta Pino e lo straordinario periodo creativo condiviso con lui.
L’intervista potete riascoltarla in questo podcast:

Pino Daniele, a distanza di sei anni, manca di sicuro al panorama musicale italiano. E manca a tutti quelli che con le sue poesie si sono innamorati, hanno cantato e pianto, hanno sospirato e sorriso, hanno ballato perdutamente. Al di qua e al di là di quel Golfo, di quel mare che ancora culla le sue note in tutto il Mediterraneo.

pino daniele

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