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Pink Floyd, 50 anni di Atom Heart Mother

Scritto da il 3 Ottobre 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “If” – Pink Floyd

Atom Heart Mother, uscito 50 anni fa, resta un disco atipico nel repertorio dei Pink Floyd: nessun brano fu suonato al celebre concerto di Pompei.  Non compare nemmeno nella doppia raccolta Echoes del 2001, che scomoda persino Bike di The Piper At The Gates Of Dawn. 

Atom Heart Mother sembra essere condannato a restare una parentesi isolata agli occhi di Waters e Gilmour. Il successivo Meddle appare più convincente: Echoes e One of These Days divennero brani immancabili nella scaletta. 

Perché una mucca?

I Pink Floyd volevano in copertina qualcosa di estremamente banale, che desse all’occhio nella sua semplicità. L’opposto del sound del disco.  Storm Thorgerson appena uscito dalla città ebbe da un amico l’idea di fotografare una mucca. Dopotutto, cosa c’è di più ordinario di una mucca? E fu così che Lullabelle III -questo il nome del bovino celebre per gli amanti della musica- entrò della storia del rock. Finché rimase in vita, divenne un’attrazione turistica.  

Nonostante le critiche, Atom Heart Mother non è un disco minore nella carriera dei Pink Floyd. Il 1970 è un periodo di frenesia creativa per la band: si sente la necessità di offrire nuovi brani in vista dell’imminente tour. Nel giro di sei mesi nasce “il disco della mucca”, tutto fuorchè un disco da portare in live. Il gruppo elimina la suite dalle scalette per la sua impraticabilità, e i tre brani più classici cadono nell’ombra di Meddle

Un disco su due binari paralleli

Atom Heart Mother è ancora oggi il tentativo più ambizioso di coniugare rock e musica classica e forse uno degli ultimi dischi “democratici” del gruppo.

Viaggia su due binari paralleli: il primo di maggiore sperimentazione che apre e chiude il disco, il secondo più tradizionale, ma contraddistinto dall’atmosfera sognante ed evocativa. Nel 1973 sarà chiara a tutti la strada scelta: la seconda.

Dopo la suite: i brani dell’album

If non venne mai proposta in live, eppure dietro l’arpeggio iniziale di chitarra acustica ci sono già i temi della follia e della mancanza di comunicazione interpersonale, che esploderanno in un viaggio interiore di proporzioni titaniche negli anni successivi. Waters getta la base per quelli che saranno i suoi picchi stilistici futuri. 

Summer ‘68 è uno dei pochi mirati contributi di Wright, un inno alla gioia di vivere e il ricordo di un’estate d’amore nell’anno della rivoluzione. “How do you feel?”, cantano Gilmour e Wright, mentre il brano prende velocità rinforzato dalla chitarra acustica. Un fiume in piena che sfocia in una sezione d’ottoni breve, ma ben piazzata. 

Fat Old Sun è il contributo di Gilmour: una ballata folk massacrata dalla critica. “Niente di peggio del folk inglese”, commenteranno i giornali. L’ispirazione come per Waters sono i Grantchester Meadows, i luoghi dell’infanzia a Cambridge. Il suono delle campane vuole imprimere nell’ascoltatore il tramonto estivo sul profilo d’una chiesa. Un tramonto simbolo della fine di tempi più semplici, come il sole di Time. 

Chiude l’album la titanica Alan’s Psychedelic Breakfast che, per quanto sia amata dai fan, agli occhi della band è una semplice sperimentazione da dimenticare. 

Se per Gilmour e Waters Atom Heart Mother è un esercizio forzato che raschia il fondo del barile, agli occhi del pubblico è la base che permise ai Pink Floyd di comporre i dischi del successo. 

Non è un caso che If e Fat Old Sun trovano ancora un posto nelle scalette dei due. Il disco della mucca, per quanto odiato dai suoi creatori, qualcosa da dire ce l’ha ancora oggi. Altrimenti non sarebbe stato il primo album a raggiungere la vetta delle classifiche. 

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