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Paul McCartney “partorisce” durante il lockdown

Scritto da il 25 Novembre 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “My love” – Paul McCartney

In uscita il 18 dicembre il nuovo lavoro di Sir Paul che si chiamerà McCartney III. Una raccolta di inediti “partoriti” durante il periodo di lockdown che ha trascorso nella sua fattoria.

Si intitola McCartney III il terzo album della trilogia di classici di Paul McCartney e sarà disponibile dal 18 dicembre su etichetta Capitol Records.

A 50 anni dal primo lavoro solista, McCartney non aveva pianificato di pubblicare un album nel 2020, ma nell’isolamento si è ritrovato a dare corpo ad alcuni schizzi musicali già esistenti e a crearne di nuovi. In breve tempo ha “partorito” una raccolta di brani spontanei che ha animato il disco: un’opera eclettica, autoprodotta e, letteralmente, solista. Undici nuove creature prodotte in chiave semiacustica di cui, però, non sono stati ancora anticipati i nomi.

Questo lavoro segna l’inizio di un nuovo decennio, nella piena tradizione del primo disco della trilogia, McCartney del 1970 e del secondo, McCartney II del 1980. Raccolte che nacquero da due snodi fondamentali della carriera dell’ex Beatle.

Paul McCartney

L’album è stato registrato all’inizio di quest’anno nel Sussex con voce, chitarra e piano in presa diretta. McCartney ha suonato tutti gli strumenti presenti nel disco ed ha realizzato tutti i brani seguendo lo stesso percorso. Ha registrato cioè le parti di voce, chitarra e pianoforte in presa diretta sulla base di basso e batteria realizzata sempre da McCartney in precedenza.
Ma come è iniziato il “travaglio” che ha dato poi alla luce al disco? Paul racconta di essere tornato su un brano inedito dei primi anni ’90, When Winter Comes, coprodotto da George Martin.

“Durante il lockdown stavo vivendo la mia vita da recluso nella mia fattoria insieme alla mia famiglia e così ho potuto andare nel mio studio di registrazione praticamente ogni giorno”, ha raccontato McCartney, che nel video caricato su Instagram scherza definendo l’album “made in rockdown”. “Avevo da comporre le musiche per un film ma quella traccia si è poi trasformata nel possibile pezzo d’apertura e a quel punto mi sono detto: e ora cosa potrei potrei fare?”.

Sir Paul McCartney

Una chicca del disco sono le fotografie che lo accompagnano. In linea con quelle presenti in McCartney e in McCartney II scattate da sua moglie Linda. Le immagini principali del nuovo album, invece, sono state realizzate da sua figlia, Mary McCartney, con fotografie aggiuntive del nipote di Paul, Sonny McCartney, nonché foto scattate da Paul stesso con il suo telefono.

È insomma un vero e proprio family business il contributo artistico al nuovo disco su cui hanno apposto un preziosa firma tutti i McCartney. Ognuno a proprio modo.
Invece per comporre la copertina ha chiamato il celebre artista americano Ed Ruscha.

Così il baronetto ha ripreso in mano frammenti di composizioni lasciate nel cassetto in questi ultimi anni e li ha assemblati, rivisitati ed attualizzati. Ed ha creato una composizione coerente e del tutto nuova.

“Ogni giorno ripartivo suonando i brani con lo strumento sui quali li avevo composti, è stato davvero divertente aggiungere nuovi elementi e vederli crescere. E’ stato davvero come comporre per me piuttosto che per lavoro. Per questo mi sono concentrato soltanto sulle cose che trovavo davvero interessanti per me. Per questo non avevo idea che potesse venirne fuori un album”.

Sir Paul McCartney

Questa “creatura” uscirà a due anni di distanza da Egypt station. Il disco che ha riportato Sir Paul al primo posto della classifica americana degli album di Billboard.

E soprattutto a 54 anni di distanza dalla prima volta che i Beatles raggiunsero il primo posto in America.

Che sia di buon auspicio per questo artista inossidabile che non smette ancora di stupire.


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