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parole, parole, parole: raggio, razzo, radio

Scritto da il 25 Settembre 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “La radio” – Finardi

Come ogni venerdì, siamo pronti per entrare dentro un’altra parola. In realtà oggi ne approfondiamo ben tre, che però derivano tutte dallo stesso termine latino.

Sì, perché la parola radius, che nella lingua degli antichi romani indicava una bacchetta appuntita, in italiano ha avuto diversi esiti fonetici.

Senza entrare nei dettagli tecnici, ciò che ci interessa qui è che radius ha avuto altrettanti esiti semantici, ovviamente.

Innanzitutto, per metafora è passato ad indicare il nostro “raggio“, cioè una “linea” lunga e stretta. E proprio per questo stesso procedimento linguistico si è arrivati ad un’altro vocabolo che indica qualcosa di una forma simile, come la parola “razzo“.

Ciò che è davvero interessante, però, è come è nata la parola “radio”. “Vabbè, radius e radio sono simili”, direte! In linguistica, però, per ragioni fonetiche, si è prima passati al “raggio” e, solo da lì, poi, alla “radio”. Come?

Abbiamo detto che nelle lingue neolatine lo sviluppo di questo vocabolo era passato ad indicare un lungo fascio di qualcosa. Solo dopo che Marie e Pierre Curie chiamarono “radio” l’elemento chimico che irradia energia, questa parola nacque e cominciò a significare “fascio di energia”.

E da qui il significato di “trasmissione di energia” che da vita a tanti vocaboli, come la radio stessa, e come voicebookradio.com, per fare un esempio a caso!

Se vi interessa l’argomento, leggete anche gli articoli precedenti: https://www.voicebookradio.com/parole-parole-parole-folle/

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