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Parole, parole, parole: ok

Scritto da il 23 Ottobre 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Tutto ok” – Mecna feat. Frah Quintale

Eccoci di nuovo con il nostro appuntamento con le parole. Oggi si parla di uno dei termini più usati -e misteriosi- del mondo: “ok“.

Secondo l’enciclopedia Treccani la sua origine risale a un comitato denominato Old Kinderhook Club (O.K. Club) che negli USA sosteneva la rielezione del presidente in carica Martin Van Buren nel 1840. Nel comitato si usava l’espressione “ok” per dire che tutto sarebbe andato bene se il presidente avesse vinto.

Un’altra ipotesi è che sia un’espressione molto più recente, risalente alla Seconda Guerra Mondiale. I soldati americani dopo le battaglie controllavano il numero dei morti e, se tutto era andato bene, scrivevano O K, sigla per Zero killed, cioè “zero uccisi”.

Secondo altri “ok” deriva invece dalla sigla scritta in maniera scherzosamente sgrammaticata “oll korrect” per all correct, ad indicare “tutto corretto”.

Molti russi sostengono poi che la sua origine sia legata all’espressione ochen korosho, usata dagli scaricatori di porto di Odessa per avvertire che il carico era stato sistemato senza difficoltà.

Sono davvero tante le ipotesi, ma non sono affatto finite! Ora scorriamo verso quelle meno quotate.

Il nostro “ok” potrebbe infatti derivare anche dal termine okeh, che significa “va bene” e deriverebbe da una popolazione nativa americana; oppure dal provenzale oc, “sì” o dal gaelico och aye, «oh sì».

Un’altra espressione che significa “sì” è quella della lingua bantu uou-key, mentre un’ ipotesi graficamente simile proviene dalla lingua sioux e riguarda il termine hoka hey, che sta per “oggi è un bel giorno per morire”, forse intendendolo nel senso scherzoso di “posso morire felice ora”.

C’è anche chi pensa a un’origine europea, in particolare greca: ola kalà, che significa “tutto bene”. Oppure latina: hoc est, “così è”.

Le parole quindi non sempre nascondono certezze nelle loro origini: spesso si portano dietro dubbi e misteri, come in questo caso.

Se ti sei perso l’ultima puntata della nostra rubrica, recuperala- Parole, parole, parole: desiderio

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