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parole, parole, parole: komorebi

Scritto da il 5 Febbraio 2021

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Komorebi” – Eezu

Qualche tempo fa abbiamo parlato della parola “petricore“, che ultimamente sta diventando abbastanza mainstream, ovviamente grazie al fatto che noi ne abbiamo parlato.

Il petricore è il profumo che il terreno emana quando è bagnato dopo che ha piovuto: è bello poter esprimere concetti come questi in una sola parola, no?

Oggi per fare questo ci spostiamo però verso una giornata più soleggiata, e prendiamo in prestito una parola giapponese.

Il termine è komorebi, si pronuncia più o meno kòmorébi, e descrive la “luce smorzata che filtra tra le foglie degli alberi”. Avete presente quella luce chiarissima che si vede tramite i rami? Ecco, quella!

La parola è nata in Giappone perché lì ci sono alberi dalle foglie molto sottili, che creano un effetto molto suggestivo con l’illuminazione solare.

Il vocabolo giapponese è formato da tre ideogrammi: 木 ki (che si pronuncia appunto “ko” ed indica un albero) 漏れ more, da 漏れる (perdere o “gocciolare”!) e infine 日 hi (sole, giorno, con pronuncia “bi”).

E’ molto poetica l’idea della luce che “gocciola” dal sole. Gocciolando sugli alberi la luce viene filtrata e diventa diversa dal solito, creando quell’effetto che tutti conosciamo ma che non si può descrivere con una sola parola…

Ah, no, scusate: certo che si può descrivere con una parola, la nostra komorebi.

Anche se in Italia gli alberi non avranno le sottilissime foglie che ci sono in Giappone, potete ora usare questa parola per descrivere la luce che filtra in una bella giornata soleggiata.

Alla prossima parola!

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